Eventi, Interviste

VICENZA JAZZ FESTIVAL

olimpico-jazz-contest-2022

11 /20 maggio e 14/17 luglio 2022

a cura di GIOVANNA FERRO

La XXVI edizione 2022 del VICENZA JAZZ FESTIVAL apre le porte ad artisti internazionali dall’11 al 20 maggio e con una edizione estiva che si terrà dal 14 al 17 luglio.

Il Festival internazionale ritorna in Live con nomi prestigiosi della musica jazzistica e globale.

Protagonista è il Jazz, in tutte le sue sfumature, ma si alterneranno interessanti e diversificati eventi culturali per promuovere la città di Vicenza e tutto il suo territorio.

Un programma ambizioso, con produzioni originali, un cartellone vasto e vario di concerti finalizzati a mettere in rilievo le molteplici e affascinanti sfaccettature e contaminazioni del jazz.

Artisti affermati, nazionali ed internazionali, e tante donne, tra cantanti e musiciste, saranno in scena nei luoghi più simbolici del Vicentino: da Bill Frisell a John Scofield, Joe Lovano( in trio con la pianista Marilyn Crispell e la batterista Carmen Castaldi), Avishai Cohen, Richard Bona con  Alfredo Rodriguez, David Murray, John Surman, pianista armeno Tigran Hamasyan, il ritorno dei Doctor 3(ovvero Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra), Enrico Rava con Fred Hersch, Maria Pia De Vito, Ada Montellanico, voce di riferimento nel panorama jazzistico italiano. Tanti altri nomi altisonanti prenderanno parte a questa Rassegna internazionale.

Joe Lovano

Non solo i Teatri, gli artisti avranno come palcoscenico, ma anche locali, palazzi antichi, chiese, musei, cinema, librerie e, le strade e le piazze del centro storico si riempiranno di coinvolgenti street band.

Evento particolarmente importante del Festival vicentino è l’omaggio a una delle figure più rilevanti della storia della musica afroamericana, Charles Mingus, per i suoi 100 anni. La sua musica sarà la colonna sonora di una numerosa serie di concerti ed eventi.

A sostegno dei giovani musicisti emergenti del territorio, con proprie produzioni discografiche, ci sarà la rassegna “Proxima”, curata in collaborazione con l’associazione Bacàn.

La prima serata del Festival si apre con la Semifinale “Olimpico Jazz Contest”, che vedrà protagonista il “Furio Di Castri Quintet” presso l’Auditorium Fonato di Thiene; Contest giunto alla sua seconda edizione, in cui si confronteranno voci nuove del panorama musicale europeo.

Il Vicenza Jazz Festival dopo maggio da appuntamento agli appassionati del “genere”, con una serie di “eventi collaterali”, dal 14 al 17 luglio: un Festival nel Festival.

Vicenza Jazz Festival chiuderà questa edizione di maggio e luglio 2022, ricchissima, con Vijay Iyer, uno dei solisti che stanno definendo più chiaramente i contorni del pianoforte jazz contemporaneo.

Il festival New Conversations Vicenza Jazz 2022 è promosso dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, in coproduzione con Trivellato Mercedes Benz (azienda protagonista del festival fin dall’inizio, grazie alla passione e all’impegno di Luca Trivellato), con Aquila Corde Armoniche di Vicenza come sponsor e Acqua Recoaro come sponsor tecnico.

Ma di tutto questo e tanto altro ce ne parlerà il Direttore Artistico della kermesse RICCARDO BRAZZALE.

Riccardo Brazzale

Culturalfemminile lo ha incontrato:

  • Caf: Vicenza Jazz è giunto alla 26a edizione. Chiedo al direttore artistico Riccardo Brazzale quando e come nasce il Festival Internazionale.

“New Conversations Vicenza Jazz” nasce nel 1996, dopo alcuni anni di test. Nasce per la compresenza in città, in quegli anni, di alcuni stake holders appassionati e determinati: fra questi, il sottoscritto, allora consulente musicale dell’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza, quindi l’allora assessore Francesca Lazzari e poi alcuni imprenditori fra cui l’attuale coproduttore Luca Trivellato, la cui azienda compie cent’anni nel 2022 come Mingus e Kerouac. Fu una scommessa incredibilmente vinta quasi subito per aver saputo portare una musica così votata ai nuovi linguaggi nei luoghi e nei templi palladiani, primo fra tutti il Teatro Olimpico, il più antico teatro coperto al mondo.

  • Caf: Ci sarà un tributo a una figura storica della musica afroamericana, quella di Charles Mingus: quali sono gli eventi a lui dedicati?

Ce ne saranno molti. Ricordo almeno i progetti in quintetto e in solo di Furio Di Castri, quello in duo di Salvatore Maiore ma soprattutto quello dei rinati Doctor 3 “Mingus Three” e una vera e propria produzione quale quella pensata dal sassofonista David Murray che, con l’altro tenorista Shabaka Hutchkings, rileggerà in prima assoluta una storica pagina mingusiana come “Pithecanthropus Erectus”.

  • Caf: Come si riesce a far convivere il jazz puro, con tutte le sue commistioni musicali, e la cultura jazzistica afroamericana?

È la vera, autentica vitalità del jazz, di ieri e di oggi, una musica che è sempre stata, sin dalla nascita, una musica di sintesi per antonomasia, una musica di incontri, musicali e culturali, una musica che non teme e anzi cerca le diversità. Oggi, e oramai da tanti anni, si fa jazz di grande qualità tanto nelle Americhe che in Africa, nell’Europa del nord e nell’Asia orientale. Anzi, a ben vedere, è lo stesso melting pot americano che è sempre più colorato di diversità culturali ed etniche, con provenienze da ogni dove. E in fondo è così anche in Italia e in Europa, dove lo scambio e la condivisione, non solo in musica, fanno parte della quotidianità. C’è da tempo una musica autenticamente globale, che vive tanto di ritmi nordafricani che di melopee indonesisane, di polimetrrie balcaniche e di melodie mediterranee, all’interno della quale il jazz si trova perfettamente a suo agio, perché avvezzo sin dai primi decenni del secolo scorso a confrontarsi con le culture più diverse.

  • Caf: Oltre ai tantissimi concerti in programma, Vicenza Jazz Festival prevede anche un contest: di che si tratta?

Quest’anno siamo alla seconda edizione di un concorso, l’Olimpico Jazz Contest, che il coproduttore Trivellato ha voluto dedicare ai giovani under 30, sia strumentisti che compositori. Per questo 2022 era inevitabile che il concorso fosse dedicato a Mingus, quindi ai contrabbassisti e ai compositori. I candidati provengono da varie parti d’Europa: è già questo un piccolo successo che fa ben sperare per il futuro di questa musica. La giuria ha selezionato i giovani che saranno protagonisti di semifinali e finali delle diverse sezioni.

  • Caf: I concerti saranno alternati e affiancati da eventi culturali di natura diversa?

Certamente. Ne cito solo alcuni. Vi saranno presentazioni di libri, come quello a fumetti di Flavio Massarutto, seminari, come quelli del contrabbassista Ares Tavolazzi e del musicologo Maurizio Franco, proiezioni di film in prima nazionale, come. in lingua originale e in italiano, “Gli Stati Uniti contro Billie Holiday”. Ma anche eventi concertistici in luoghi non convenzionali: i musei (ricordo il quartetto d’archi della contrabbassista Federica Michisanti), le chiese e persino il cimitero monumentale, dove si esibirà la cantante Ada Montellanico, con un progetto ad hoc. In realtà, le donne saranno molto presenti a Vicenza Jazz: oltre alle citate, vorrei ricordare almeno Maria Pia De Vito per il particolare progetto con Enrico Rava e Fred Hersch e poi il trio del sassofonista Joe Lovano con Marilyn Crispell al pianoforte e Carmen Castaldi alla batteria.

  • Caf: Dall’Emilia Romagna al Veneto, in cui le origini musicali sono ben diverse, il jazz è il protagonista assoluto dei noti festival internazionali che vi si organizzano: cosa ne pensa?

L’Italia, in generale, si è sempre caratterizzata per la vitalità di moltissimi centri, anche non metropolitani, con una maggiore capillarità di iniziative e attività culturali decentrate e diffuse, al di là di quanto succede nelle città capitali. È una situazione che non ha paragoni all’estero e che si riflette anche nel panorama jazzistico. In particolare, va sottolinerato che il nord-est italiano vive da anni una felice congiuntura anche in campo jazzistico, in particolare fra Emilia e Veneto, quantunque per motivi diversi: in Emilia, storicamente, vi è una certa attenzione allo sviluppo delle attività culturali; in Veneto ha giovato molto sia l’attività accademica, molto sviluppata, dei conservatori e delle università e sia, nel bene e nel male, l’esistenza di una sorta di grande città metropolitana diffusa, che unisce le attività produttive a quelle culturali. E il jazz, indubbiamente, è parte di tutto questo, avendo trovato vita anche nei tantissimi locali, bar ristoranti che fanno musica, ovunque, persino nei centri piccoli.

Grazie al Direttore Artistico per averci dedicato un po’ del suo tempo illustrandoci, oltre agli eventi musicali, quanto lavoro e passione c’è dietro ad una kermesse di tale portata.

Ringrazio Daniele Cecchini dell’ufficio stampa per la sua disponibilità e, intanto, per chi volesse vivere momenti musicali unici, vi lascio il Link da poter consultare con le date dei Concerti e degli eventi che si terranno al Vicenza Jazz Festival 2022: https://www.vicenzajazz.org

Articolo per culturalfemminile.com, Aprile 2022

Eventi, Interviste

CROSSROADS: Jazz e altro in Emilia Romagna

XXIII Edizione 4 marzo – 24 luglio 2022

a cura di GIOVANNA FERRO

La XXIII Edizione 2022 di Crossroads ha avuto inizio il 4 marzo e proseguirà fino al 24 luglio.

Noa

Saranno 20 i Comuni dell’Emilia Romagna che faranno da palcoscenico a più di 60 concerti.

Protagonista è il Jazz, in tutte le sue sfumature: dal jazz puro che si fonde con la classica cosiddetta “colta”, dal mainstream di matrice afroamericana alle avanguardie europee, dal jazz gitano alla fusion, dallo swing agli ibridi linguaggi musicali attuali.

Paolo Fresu © Roberto Cifarelli

Il programma è vasto e vario, come diversi saranno i luoghi in cui gli artisti si esibiranno.

Un vero e proprio viaggio con la musica alla scoperta di posti mai preposti prima ad accogliere eventi musicali di tale portata.

Crossroads è un’ iniziativa musicale e culturale ad ampio raggio che offre quattro mesi di alta intensità jazzistica.

Sono oltre 450 i musicisti che prenderanno parte a questo lungo Festival: artisti affermati, nazionali ed internazionali, ma anche giovani proposte, e tante donne, tra cantanti e musiciste.

I principali jazzisti italiani, Paolo Fresu, Enrico Rava, Fabrizio BossoJavier Girotto, cosiddetti artisti residenti, che nel corso degli anni hanno proposto e condiviso innumerevoli progetti musicali, si esibiranno da solisti e duetteranno con artisti di caratura internazionale. Affiancheranno voci, parole e ricordi di artisti come Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè.

Enrico Rava & Fred Hersch

Tanti saranno i musicisti internazionali di provenienza europea e americana, e tante le voci femminili del “nostro” jazz, tra le altre Tiziana Ghiglioni, Maria Pia De Vito, Lisa Manara.

Molti gli omaggi dei tanti magnifici gruppi musicali ospiti ad altrettanti grandi musicisti.

Al festival Ravenna Jazz, che si terrà dal 4 al 13 maggio, ritroveremo gli artisti residenti, il cui programma confluisce nel cartellone della Rassegna e nella seconda metà di maggio Crossroads sarà in pianta stabile a Correggio: possiamo definirlo un festival nel festival.

La Rassegna è un viaggio nella storia del Jazz che attraversa i continenti giungendo nei Teatri e nelle sale delle città e dei paesi dell’Emilia Romagna, in cui i concerti dal vivo daranno vita ad eventi memorabili e, si spera, restituiscano socialità e condivisione di emozioni.

Fabrizio Bosso

Crossroads 2022 è organizzato da Jazz Network in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia Romagna, con il sostegno del Ministero della Cultura e di numerose altre istituzioni, e con il patrocinio di Anci Emilia Romagna.

Direttrice artistica di Croassroads è SANDRA COSTANTINI e Cultura al Femminile l’ha incontrata:

Cf: Crossroads è giunto alla 23a edizione. Chiedo alla direttrice artistica Sandra Costantini quando e come nasce questa Rassegna che coinvolge l’intera Emilia Romagna.

Crossroads è nato nel 2000, allora coinvolgeva quattro città capoluogo: Bologna, Ravenna, Reggio Emilia e Modena. Anno dopo anno il festival si è esteso sul territorio regionale, fino a comprendere ad ogni edizione più di 20 località dell’Emilia-Romagna, dai grandi centri ai piccoli paesi, di solito ignorati dai circuiti culturali, per un totale di oltre 60 concerti. Oggi tutte le province vi sono rappresentate, e portare il jazz di qualità specialmente in località periferiche e decentrate continua ad essere missione prioritaria per la nostra associazione Jazz Network, che si assume il cosiddetto “rischio culturale”. La trasversalità, la ricchezza del molteplice, la ricerca del nuovo sono l’anima del festival: così come gli artisti delle più varie generazioni spaziano dalle star acclamate ai giovani emergenti, provenienti da ogni parte del mondo, e le proposte artistiche si estendono dalla tradizione all’avanguardia alla commistione con altre musiche, anche i luoghi che ospitano gli eventi vanno dai teatri classici ai moderni auditorium, dai club alle chiese sconsacrate, dai cortili di chiostri alle corti, ai centri giovanili…

CF: Cosa c’è dietro alla programmazione e alla preparazione di un Festival così articolato e diversificato?

Un grande lavoro, a cominciare da una continua tessitura di rapporti, ogni volta rinnovati, con tutti i partner di Crossroads: non solo le istituzioni locali, i Comuni delle varie località ma anche altre associazioni operanti sul territorio (che gestiscono club e locali), alcune fondazioni… Poi, non secondaria, la stesura del programma, con ogni concerto pensato per ogni luogo diverso, la complessità degli “incastri”, tra la disponibilità degli artisti e quella delle sedi in cui si vuole farli esibire… Si inizia non per nulla l’anno prima, e non si finisce mai…

CF: Dal programma leggo che Crossroads 2022 non è solo un viaggio musicale nella cultura Emiliana e Romagnola. Cosa si prevede?

L’Emilia Romagna è la terra dei granducati: un territorio così vario e ricco di particolarità, che andare a un concerto vuol dire anche scoprire angoli di una bellezza inimmaginabile, architetture affascinanti, panorami suggestivi, cibi e vini caratteristici di straordinaria qualità…

CF: All’interno del cartellone ci sono nomi altisonanti del jazz italiano, americano ed europeo, generazioni a confronto, ma leggo, soprattutto, con piacere che c’è un’alta presenza di donne.Questo vuol dire che le donne hanno fatto proprio un linguaggio che fino a qualche tempo fa era prerogativa maschile? Cosa ne pensa?

Sì, le donne stanno entrando sempre più in questo mondo un tempo riservato quasi esclusivamente ai soli uomini, sia da protagoniste sui palcoscenici (sono molte e brave le artiste, non solo cantanti ma anche strumentiste e compositrici!), sia come spettatrici, sempre più assidue fra il pubblico. Direi che è un ottimo segno, ed è indubbiamente interessante veder arricchire la scena improvvisativa di una prospettiva femminile. Il jazz ne guadagna, così come il nostro ascolto.

CF: I concerti saranno alternati o affiancati da eventi culturali di natura diversa?

Alcune attività collaterali accompagneranno gli eventi concertistici, da presentazioni di libri a vari workshop, seminari e guide all’ascolto…

A Imola in marzo, sotto il titolo “Tra Jazz e Fumetto”, Vanni Masala presenterà il suo libro “Le muse del jazz. Storie e misteri di 68 personaggi femminili che hanno ispirato le composizioni più belle”, mentre Flavio Massarutto parlerà del suo “Mingus”.

Nella prima metà di maggio, protagonisti dei classici workshop ravennati di “Mister Jazz” saranno tre docenti d’eccezione: il chitarrista Roberto Taufic (“Jazz & Brasile”), il batterista Roberto Gatto (“Ritmi & colori del tempo”) e l’illustre fotografo Roberto Masotti (“Jazz Photos @live&studio, variazioni sul tema”). Sempre a Ravenna, a conclusione di vari incontri-laboratori dell’iniziativa didattica “Pazzi di Jazz”, si terrà il 9 maggio (inserito nel programma di Ravenna Jazz) il concerto finale che coinvolge un imponente organico di giovanissimi tra orchestra e coro, diretti da Tommaso Vittorini autore degli arrangiamenti, a esibirsi sul palco coi propri maestri: Enrico Rava, Mauro Ottolini e Alien Dee.

Nella seconda metà di maggio, a Correggio sono previsti i seminari intensivi “On Time”, quattro giornate con molteplici laboratori, sia per strumento che di musica d’insieme e a tema, tenuti da otto docenti, con incontri nelle scuole, jam session nei locali e nelle vie cittadine, commissione nuova opera e concerto finale in teatro con allievi e insegnanti.

I primi di giugno, lo storico del jazz Francesco Martinelli terrà due guide all’ascolto di Nina Simone (al Conservatorio Maderna di Cesena e alla Scuola Comunale di Musica Sarti di Faenza) in vista del concerto in omaggio alla Simone previsto a Rimini a fine mese, con Italian Jazz Orchestra, Maria Pia De Vito e Flavio Boltro.

CF: Una domanda forse scontata: gli ultimi tragici accadimenti potrebbero influenzare il clima all’interno degli eventi musicali?

La musica e la cultura in generale costituiscono il più forte antidoto contro le ingiustizie, le tensioni sociali e perfino le guerre… Non andrebbero mai nel modo più assoluto censurate, cosa a cui purtroppo stiamo assistendo. Il jazz in particolare, coi suoi princìpi e valori universali, metafora eccellente di solidarietà, interrelazione paritaria, quindi insuperabile modello sociale ed educativo e paradigma di comunità ideale, è per sua natura inclusivo e vocato alla convivenza fra uguali, condizione basilare per il mantenimento della pace.

Non a caso l’Unesco ha dichiarato il jazz “patrimonio dell’umanità”, dedicandogli dal 2012 una giornata celebrativa, il 30 aprile di ogni anno (International Jazz Day).

Il jazz è “cultura universale”, ponte tra i popoli, esperanto contro ogni barriera, ogni pregiudizio, ogni forma di razzismo.

Grandissimi jazzisti, da Archie Shepp a Benny Golson, hanno affermato che “se il jazz governasse il mondo, non ci sarebbero più guerre”.

La cultura è l’arma più potente contro ogni forma di intolleranza e di violenza. Conoscere le culture altrui vuol dire rispettarle, comprendere le diversità significa essere capaci di convivere pacificamente e condividere. Purtroppo oggi il mondo è sotto attacco di ignoranza e oscurantismo.

Vogliamo esattamente il contrario: che la musica dalle miriadi di concerti, suonata dalle centinaia di artisti di ogni dove, etnia e credo, come fosse un’unica immensa orchestra, si levi sulla terra con la sua voce potente ad accompagnare il Coro dell’Opera di Odessa, sconfigga gli orrori e unisca i popoli in una pace consapevole e duratura.

Voglio ringraziare la Direttrice Artistica di Croassroads SANDRA COSTANTINI che nella sua miriade di impegni, con la Rassegna in corso, ha trovato uno spazio anche per noi.

Oltre ad illustrarci gli eventi musicali che si sussegueranno, ha voluto sottolineare quanto la musica può dare voce a tanti che in questo momento storico particolare hanno bisogno di vicinanza e aiuto concreto.

“Un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra” diceva un artista musicale tra i più leggendari: Jim Morrison.

Ringrazio Daniele Cecchini dell’ufficio stampa per la sua disponibilità.

Intanto, appassionati di jazz e non, vi lascio il Link di Crossroads 2022 dove poter consultare le date dei Concerti che si terranno in Emilia Romagna tra marzo e luglio dell’anno in corso.

Articolo pubblicato il 19 marzo 2022 per culturalfemminile.com

Eventi

PADOVA JAZZ FESTIVAL: 10 novembre – 21 novembre 2021

a cura di Giovanna Ferro

PADOVA JAZZ FESTIVAL: 10 novembre – 21 novembre 2021

a cura di Giovanna Ferro

L’edizione 2021 del Padova Jazz Festival ha preso il via mercoledì 10 novembre e si concluderà il 21 novembre.

Due edizioni in una quella di quest’anno, che è giunta alla sua 23a, fermatasi l’anno scorso per il lockdown, che conferma quasi tutti gli artisti del 2020 a cui si aggiungono altri prestigiosi quest’anno.

Il Festival padovano come sempre organizzato dall’Associazione Culturale Miles, con la direzione artistica di Gabriella Piccolo Casiraghi, grazie al contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, al sostegno del Ministero della Cultura e alla collaborazione con il Centro d’Arte degli Studenti dell’Università di Padova, è quest’anno un inno all’Europa, con artisti provenienti da Italia, Svezia, Germania, Russia, ma non mancano musicisti statunitensi che dell’Europa hanno fatto la loro seconda casa.

Prima di entrare nel vivo della manifestazione vorrei tornare un pò indietro nel tempo, quando Gabriella Piccolo Casiraghi, la direttrice aristica del festival, ha voluto creare a Padova, grazie alla sua passione per il jazz, un luogo in cui appassionati del genere musicale e artisti ascoltavano e facevano musica.

Alla sua passione per la Porsche, con la quale corre su pista e su circuiti di tutta Europa, Gabriella si innamora del Jazz ascoltando per la prima volta un disco di Keith Jarret: è il 1978. Per lavoro, negli anni ’80, si reca spesso a Milano e le capita di andare al famoso locale “Capolinea”, per ascoltare concerti e reunion di musicisti che fanno musica. Compra un pianoforte nella speranza che sua figlia si appassioni allo strumento. Si ritrova, invece, ad organizzare concerti con amici, ai quali si aggiungono musicisti professionisti. Così nasce l’idea, con un gruppo di soci, di portare a Padova un po’ di quell’atmosfera che lei respirava al “Capolinea” di Milano.

L’ edificio della Fornace di Mestrino, dopo il suo restauro, dal 1995 al 1998, diviene il centro di attrazione di famosi artisti ed appassionati del jazz. Un periodo breve, ma intenso.

Nel 1998 Gabriella vince la Formula Club Porsche Italia e, dopo una conversazione con il Presidente, riesce ad ottenere lo sponsor da Porsche per il primo Festival di Jazz, da lei organizzato con l’Associazione Miles, nome con duplice riferimento a Miles Davis e alle “miglia” percorse nelle gare.

Così sono trascorsi anni di Festival tra concerti, mostre fotografiche e performance artistiche che coinvolgono la citta di Padova e la periferia.

Donna coraggiosa e determinata Gabriella Piccolo Casiraghi che collabora con giovani generazioni, “Perchè da loro si impara sempre”, dice, e ad ogni nuovo Festival l’entusiasmo è sempre quello della prima volta.

Ringrazio Daniele Cecchini, dell’ufficio stampa, che mi ha dato qualche dritta e al quale ho rivolto delle domanda:

Caf: Bologna Jazz Festival chiude e Padova apre, c’è continuità tra i due o sono completamente diversi? Senza nulla togliere all’uno e all’altro.

  • Direi che quest’anno l’unico punto in comune ai due festival sono io, in quanto responsabile per entrambi della comunicazione mediatica. A parte ciò sono manifestazioni completamente indipendenti che si svolgono nella stessa stagione.
  • Sono comunque festival esteticamente affini, entrambi di notevole importanza a livello nazionale, tra i quali esiste un rapporto di ottimo vicinato.

CaF: Il Festival è solo musica o tanto altro ancora?

  • Il Padova Jazz festival ha sempre riservato un posto di rilievo alla fotografia (ovviamente di contenuto jazzistico) ospitando ogni anno una o più mostre.
  • Il festival ha spesso ospitato anche presentazioni editoriali e così farà anche quest’anno.
  • Detto ciò, sottolineo comunque che in un festival musicale è giusto che l’elemento più rilevante sia…la musica. E non lo dico come cosa scontata, visto che per necessità spesso le amministrazioni e gli enti pubblici tendono a dare risalto più agli eventi secondari di contorno che ai contenuti principali.

Eccoci all’ampia ed interessante programmazione.

Nel concerto di apertura del Festival, il 10 novembre alla Sala dei Giganti, si sono esibiti gli svedesi Angles 7, che daranno prova della loro capacità di improvvisare spregiudicatamente.La loro musica si deve al sassofonista Martin Küchen, che trae ispirazione da fonti disparate: dal jazz più intellettuale, sia britannico che statunitense, alla musica balcanica, il folklore svedese ai ritmi di danza africani.

PADOVA JAZZ

L’11 novembre è stata la volta del pianista Fabrizio Puglisi con i suoi Guantanamo, gruppo dedito al grande patrimonio ritmico della tradizione afro-cubana, rivisitato con un tocco di alterata lucidità, preceduto dalle sonorità mistiche del sassofonista Dimitri Grechi Espinoza.

Il 13 novembre due fenomenali pianisti come Dado Moroni e Danny Grissett si sono confrontati sul repertorio di Charlie Parker, preceduti dal vibrafonista Pasquale Mirra.

Dopo l’apertura della contrabbassista Federica Michisanti, in duo con il sassofonista Errico De Fabritiis, il 15 sarà la volta dei Monk’s Casino, quintetto tedesco nel quale spicca la presenza del pianista Alexander von Schlippenbach, il loro programma sarà frenetico e incalzante dalla propensione free della band.

Il 17, il sassofonista statunitense David Murray si presenterà alla testa di un trio per esaltare il suo percorso stilistico, partito dal free e poi approdato a un jazz più “ecumenico”, concerto anticipato dall’esibizione dei fiati di Marco Colonna e il basso di Silvia Bolognesi.

Le serate al Teatro Verdi saranno inaugurate, il 18, unica data italiana del sassofonista Charles Lloyd, mito del jazz anni Sessanta, uno dei solisti dalla più intensa carica espressiva tra quelli in attività.

PADOVA JAZZ

Il trombettista Enrico Rava e il pianista Fred Hersch, che è uno dei momenti più poetici dell’attuale panorama jazzistico, suoneranno il 19 e si assisterà ad un faccia a faccia tra jazz statunitense e italiano.

Il 20 si esibirà la Fire! Orchestra CBA. Il concerto, frutto di una produzione originale del Centro d’Arte in collaborazione con Padova Jazz Festival e Università degli Studi di Padova, sarà la prima assoluta di questa formazione, una compagine di quindici strumentisti che coinvolge artisti scandinavi ,guidati dal trio Fire!, nucleo dell’ensemble allargato, e un gruppo di “spericolati” musicisti italiani.

Le serate in stile jazz club si svolgeranno al Caffè Pedrocchi, in cui tra artisti e pubblico non esiste la barriera del palcoscenico. Caffè d’arte di giorno, lo storico locale del centro cittadino si trasformerà per tre sere in live music club: il 12 novembre con la cantautrice Lucy Woodward, che con la sua band propone una personale miscela R&B dal groove molto marcato e venato di jazz; il 14 con l’Expanding Trio del pianista Greg Burk, fautore di un modernismo che mantiene un profondo rapporto con la tradizione; il 16 con il sassofonista Maurizio Giammarco, il cui quintetto Halfplugged Syncotribe strizza l’occhio al crossover tra classico e moderno.

Come la tradizione vuole, i principali concerti del Padova Jazz Festival saranno affiancati dagli appuntamenti di Jazz@Bar, che porteranno la musica dal vivo in numerosi locali del centro e della periferia.

Nella Chiesa di San Gaetano, il 21 novembre ci sarà il Concerto di chiusura del Festival, concerto sotto il segno dell’intimismo e del chiaroscuro, con il duo formato dal chitarrista Ermanno Maria Signorelli e il contrabbassista Ares Tavolazzi.

Come accennava Daniele Cecchini, Padova Jazz Festival conferma il profondo legame tra programmazione concertistica e arti visive, imprescindibili come documentazione storica, ma anche capaci di definire l’estetica del jazz: le mostre fotografiche dedicate agli scatti di Carlo Verri e di Giuseppe Craca (di cui sopra) e la presentazione del libro fotografico di Alessandra Freguja. 

PADOVA JAZZ

Il nostro paese ha bisogno di “questo”: di donne e di uomini che, come in questo caso, con la passione, la tenacia e l’impegno fanno della musica un momento di socialità, cultura, prestigio e crescita collettiva. Speriamo che di eventi come il Padova Jazz Festival in Italia se ne vedano sempre di più. Grazie! Attendiamo la 24a edizione.

“Prima lascia che io suoni, poi più tardi te la spiegherò” Miles Davis

web: http://www.padovajazz.com

Articolo del 15 novembre 2021 per Culturalfemminile.com

Eventi

BOLOGNA JAZZ FESTIVAL: 28 ottobre – 16 novembre 2021

a cura di GIOVANNA FERRO

Bologna Jazz Festival: 28 ottobre – 16 novembre 2021

Bologna, Ferrara, Modena, Forlì

 a cura di Giovanna Ferro

Bologna ha ospitato sedici edizioni di uno dei primi e forse più importanti Festival Internazionali del Jazz.

Il 28 ottobre si è aperta l’edizione 2021 del Bologna Jazz Festival, kermesse musicale che va oltre i confini della città, coinvolgendo le province di Modena, Ferrara e Forlì.

Il genere musicale era coltivato, già nel 1938, da un gruppo di giovani che era solito ritrovarsi nel negozio di dischi di Borsari per ascoltare e acquistare le novità musicali d’oltreoceano.

II soci dell’ Hot Club di Bologna, dedicato agli appassionati di musica jazz e il Circolo del Jazz, riuscirono negli anni seguenti ad organizzare alcuni concerti con le stelle americane: nel 1950 Benny Goodman al Teatro Medica, il J.A.T.P. con Ella Fitzgerald e Oscar Peterson al Teatro Duse nel 1953, il complesso californiano di Gerry Mulligan sempre al Duse nel 1956.

Da allora Bologna divenne un punto di riferimento per tutte le band e i solisti americani più celebri.

Contemporaneamente, iniziarono a formarsi le prime jazz band cittadine: particolare importanza ebbe la Criminal del clarinettista Pupi Avati, poi divenuta Doctor Chick Dixieland Orchestra e, nel 1959, Rheno Dixieland Band.

Manager, di tutto ciò, era il giovane Antonio “Cicci” Foresti, destinato con Alberto Alberti ad avere un ruolo determinante per gli sviluppi della musica jazz a Bologna.
Nel 1953 Alberti aprì il Disclub, primo negozio in Italia dedito esclusivamente a dischi di jazz d’importazione, ideando concerti indimenticabili e fungendo anch’esso da manager per l’Europa di grandi nomi jazzistici.

Furono proprio Alberti e Foresti, pochi anni dopo, a creare il Festival Jazz di Bologna.

La Strada del Jazz, il crocevia tra le strade centralissime di Via Orefici/Caprarie richiamava i più grandi nomi del Jazz mondiale esibitisi a Bologna, come Chat Baker, Thelonius Monk, Ella Fitzgerald, Duke Ellington e il nostro amatissimo Lucio Dalla.

Bologna è, senza ombra di dubbio, una realtà nel panorama del jazz nazionale ed internazionale.

bologna jazz

Il Festival, già in corso, si concluderà il 16 novembre: dai live nei teatri ai club cittadini, si alterneranno artisti di fama internazionale.

Il concerto inaugurale del Festival, del 28 ottobre, si è tenuto alla Cantina Bentivoglio, il club cittadino dalla più lunga tradizione jazzistica, con l’incontro tra Ada Montellanico, una delle protagoniste del canto jazz italiano, e il tubista francese Michel Godard.

Il Camera – Jazz & Music Club, con la sua solida fama di roccaforte del jazz mainstream statunitense, ha ospitato, il 28 e il 29 ottobre, due serate con il trombettista Jim Rotondi in quartetto.

Quest’anno il Bologna Jazz Festival rende omaggio a Steve Grossman, a un anno dalla sua morte: uno dei musicisti statunitensi che, nel corso degli oltre vent’anni trascorsi a Bologna, ha contribuito a formare molti dei più interessanti musicisti emersi in Emilia. Nel suo ricordo, una serie di concerti live e altre iniziative si sono susseguite, tra il 29 e il 31 ottobre, tra cui il  “Tributo a Steve Grossman” della Bentivoglio All Stars al cui nucleo, un ottetto con ben quattro sax tenori, si sono aggiunti, come ospiti speciali, Jimmy Villotti e Valerio Pontrandolfo.

Uno dei concerti di punta del Festival, è stato quello del 1 novembre, tenuto all’Auditorium Manzoni da Paolo Fresu, che con la sua formazione all stars, omaggia, in grande stile orchestrato attorno alla tromba, David Bowie.

ll 9 novembre al Teatro Duse sarà la volta di John Scofield e Dave Holland, due campioni dei rispettivi strumenti, chitarra e contrabbasso; Gonzalo Rubalcaba, al piano con la cantautrice Aymée Nuviola si esibiranno il 14 novembre all’ Auditorium Manzoni, che interpreteranno un’introspettiva musica afro-cubana, quella dei ritmi di ballo e delle melodie che richiedono tutta la passione di cui i due musicisti sono capaci.

Al Bravo Caffè è di scena uno dei massimi del jazz italiano, il sassofonista Stefano Di Battista in quartetto con un omaggio a grande Ennio Morricone.

Uno spazio è dedicato al jazz cittadino, con il debutto del Laboratorio Orchestrale Bologna in Jazz, che affianca noti professionisti e allievi del Conservatorio bolognese, diretti da Michele Corcella.

Modena conferma la sua vocazione nella tradizione, ma con spunti di modernità ospitando il duo che affianca il trombettista svizzero Franco Ambrosetti e il pianista Danilo Rea, il 13 novembre al Teatro Michelangelo; anche i concerti principali di Jazz a Forlì, vengono inseriti nel cartellone del Festival bolognese.

Oltre ai numerosi eventi concertistici, il Bologna Jazz Festival propone interessanti contenuti didattici, workshop, lezioni-concerto, presentazioni editoriali.

Il Progetto Didattico “Massimo Mutti”, dedicato al ricordo del fondatore del Festival bolognese e realizzato grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che si articola in varie sezioni, è giunto alla nona edizione.

Anche quest’anno il Festival porta avanti il suo impegno in ambito sociale e in collaborazione con il MAST, riserva 100 posti gratuiti per i concerti principali del festival a medici e operatori sanitari dell’Emilia-Romagna.

Dopo un lungo periodo di silenzio, la musica riparte e torna a farsi sentire alla grande. Tornano i concerti live, il contatto umano con il pubblico, quello che a tanti artisti è mancato negli ultimi tempi.

Bologna Jazz Festival è un condensato di musica, parola, teatro e arte figurativa, e va oltre. E’ scuola, editoria ed impegno sociale.

Per gli amanti del Jazz e per chi volesse ascoltare grandi nomi ed artisti emergenti, può consultare il programma del BJF nel link allegato:

Articolo del 2 novembre 2021 per Culturalfemminile.com

Eventi, Interviste

UMANA COMMEDIA: omaggio di POIETIKA a Dante Alighieri a cura di Giovanna Ferro

Umana Commedia: omaggio di Poietika a Dante Alighieri

intervista di Giovanna Ferro

Il primo appuntamento della Fondazione Molise Cultura per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri lo presenta POIETIKA ART FESTIVAL, che rientra negli eventi straordinari coordinati da PIAZZA DANTE#Festivalinrete, la rete nazionale formata dai 42 più importanti, consolidati e apprezzati Festival Culturali italiani che hanno deciso di unirsi per celebrare l’anniversario dantesco del 2021, ma costituisce anche una straordinaria occasione per confrontarsi e costruire percorsi comuni con altre solide e riconoscibilissime realtà nazionali. I Festival italiani, che svolgono da anni un ruolo fondamentale nella vita culturale del nostro Paese, uniscono le loro esperienze nella convinzione che insieme si possa essere più forti e si possa costruire un modello di condivisione e di “rete” che faccia convergere le idee e le peculiarità individuali in un progetto comune.

La lettura dei 33 canti selezionati sarà affidata a gente comune, a chi soffre, a chi è in difficoltà, ma anche a studenti, professionisti, imprenditori, preti, medici. Così il viaggio con Dante diventa il percorso di vita umano di ciascuno. Una lettura senza la presenza del pubblico, come impongono le norme anti Covid

“L’importanza del progetto consiste – dichiara la Presidente di FMC Antonella Presutti – nel recuperare l’umanità del Poeta. Chi leggerà darà voce alla propria esperienza di vita”.

Cultura al Femminile ha incontrato la Presidente della Fondazione Molise Cultura, la Dott.ssa ANTONELLA PRESUTTI, a lei abbiamo chiesto di parlarci della Fondazione e delle sue molteplici attività.

C.F.: Ci parla della Fondazione Molise Cultura?

A.P.: La Fondazione Molise Cultura è una fondazione promossa dalla Regione Molise ha tra le altre cose incorporato, cosa abbastanza singolare, anche un pò pionieristica, la Fondazione Teatro Savoia, che era quella che gestiva il Teatro, quest’ultimo in stile liberty molto bello della città di Campobasso che rimane di proprietà della provincia, ma lo gestiamo noi.

Di fatto gestiamo gli spazi del Palazzo dell’ex GIL, unico esempio di edificio razionalista costruito nel 1938, che durante il ventennio fascista ospitava appunto la Gioventù Italiana del Littorio. La ristrutturazione, fortemente voluta dal Governo regionale, ha consentito la realizzazione di un luogo-contenitore dedicato esclusivamente alla cultura e alle sue molteplici specificità. Gestiamo l’auditorium, che è di oltre 300 posti, e uno spazio espositivo di 1000 mq, quindi anche molto importante e in più il Teatro Savoia.

Noi interveniamo su quattro linee fondamentali di progettazione e di programmazione: una è la stagione teatrale proprio del Savoia, dove tra le altre cose discutiamo anche come partner una serie di altre iniziative, come ad esempio la stagione degli Amici della Musica, ospitando all’auditorium anche molte delle attività del Conservatorio di Campobasso; altro girone di azione è quello delle Mostre nello spazio espositivo della Gil e noi qui teniamo ad alternare, ( a parte che affittiamo degli spazi per chiunque ne voglia usufruire) quelle che sono grandi Mostre, abbiamo ospitato De Chirico, Picasso, McCurry, a qualche Mostra di nostra produzione e ad altre di artisti locali.

In qualche modo la nostra filosofia, che ci muove in modo particolare è quella di aprire il Molise alla realtà italiana e mondiale, ma anche quella di uscire dai nostri confini regionali, di avere un percorso con doppio andamento, portare le persone da fuori a conoscere la nostra regione, attraverso il segmento culturale, e nello stesso tempo uscire noi, ma in Italia c’è stata fino a qualche anno fa questa sorta di indicazione coatta per la cultura, per cui qualsiasi cosa, qualsiasi mostra, qualsiasi grande evento, si volesse vedere, di necessità bisognava superare i confini regionali. Noi invece cominciamo a diventare attrattivi in qualche modo con l’esterno.

Oltre le mostre abbiamo due rassegne cinematografiche: una è quella del cinema spagnolo che in realtà si tiene a Roma, ma sono state scelte una serie di altre città, dove vengono portati alcuni film di proiezione spagnola, e Campobasso è stata una delle prime città che dal 15 al 17 luglio ha proiettato queste magnifiche pellicole.

Tra fine agosto e gli inizi di settembre abbiamo avuto un’ altra bella rassegna,Tintilia Noir” la terza stagione della rassegna letteraria del giallo e del noir e la presentazione dei libri normalmente le facciamo tra l’Auditorium e questa bellissima terrazza della Gil, che ospita circa 200 persone, ovviamente questo prima delle restrizioni.

C.F.: Come nasce Poietika all’interno della Fondazione?

A.P.: Di Poietika siamo molto orgogliosi e siamo arrivati alla settima edizione. E’ nata in qualche modo da un’idea molto visionaria, coltivata all’interno della Fondazione anche con Valentino Campo, direttore artistico: è nata in maniera quasi farneticante, non sapevamo verso cosa stavamo andando, se non l’idea di ospitare nomi significativi per un confronto nato sulla letteratura, ma che poi si è andato ampliando sempre di più. L’idea è stata quella di creare un’agorà nella quale si potesse discutere di tematiche forti, attraverso un confronto tra grandi personalità del nostro tempo e intellettuali locali. Poietika è nata nel 2015 come ideale luogo di incontri, di conversazioni e dialoghi, tra il locale e il globale, tra il Molise e il mondo. 

Poetika oggi è stato individuato come uno dei grandi Festival Internazionali, dal Ministero, ed è tra le altre cose, quest’anno, un Festival collocato all’interno di Piazza Dante per i 700 anni dalla sua morte, che per altro raccoglie i più importanti festival nazionali, 41, del Molise siamo solo noi e questo ci inorgoglisce.

Con Poietika, propriamente detta, il nostro obiettivo è il coinvolgimento di tutta la città di Campobasso, ma anche il più possibile di tutta la regione, quindi veramente brendizzare un pò e collegarlo a questa bella manifestazione nella quale sono venuti i più grandi, all’interno dei vari segmenti: tra gli altri, il regista Pupi Avati, lo scrittore Valerio Magrelli, il filosofo Galimberti,  il musicista Aehad Ahmad pianista di Youruk, celebre in tutto il mondo per il suo impegno a difesa dei diritti umani, che ha fatto l’unico concerto in Italia da noi, e McCurry, che oltre alla mostra, al Teatro Savoia è venuto a parlare della sua idea di fotografia. Ad ottobre avremo una mostra molto importante, di incisioni con Goya inserita in un interessante programma.

La mattina ci sono anche iniziative per le scuole, cerchiamo di lavorare anche con l’Università. Avremo una presenza internazionale che è quella di Teresa Salghero, voce storica di Madre Deus.

Anche quest’anno ci sono nomi illustri importanti, stiamo trattando con premi nobel, come Albin Sachs. L’idea è proprio quella di respirare davvero il mondo e di dialogare con grandi autori, anche con nostri artisti, persone in qualche modo di sensibilità e di cultura. L’obiettivo è quello il più possibile di coinvolgere e, soprattutto, quello di ampliare il più possibile l’orizzonte, ospitando economisti, giuristi, filosofi: è davvero un occhio complessivo sulla realtà tematicamente parlando, perchè di anno in anno abbiamo avuto un tema.

Per il tema di quest’anno siamo partiti da una riflessione sulla pandemia guardandola da un altro punto di vista, cioè l’idea della limitazione, perchè in qualche modo ci siamo dovuti confrontare con la negazione dei rapporti umani, nelle relazioni ed ha rappresentato anche per noi un approccio alla vita in maniera diversa e cercando di ragionarne, di parlarne con tutti quelli che sono i nostri ospiti.

C.F.: Poietika ha una gemella, Sonika: alla parola si aggiunge la musica?

A.P.: Noi abbiamo un segmento estivo da quattro anni, che è SoniKa, che è la parte musicale di Poietika che quest’anno dal 25 al 29 agosto, tra terrazza Gil e il Teatro Savoia ha ospitato, tra gli altri, Andrea Chimenti, Eugenio Finardi, Cristina Donà, ma è anche legato alla presentazione di alcuni libri.

C.F.: Un progetto ambizioso quello di Art festival Poietika in omaggio a Dante Alighieri nei 700 anni dalla morte: ce ne parla?

A.P.: Venerdì 15 ottobre ci sarà il Dantedì, appuntamento partito l’8 aprire e giungerà al culmine di Poietika dedicato a Dante. Presentato nel giorno in cui, secondo gli studiosi proprio il 25 marzo del 1300, Dante Alighieri inizia la sua discesa agli inferi “Nel mezzo del cammin di nostra vita”.

A chiusura di serata ci sarà l’omaggio dei giovani che rielaboreranno in maniera rep i testi, rileggendoli appunto in chiave moderna.

Infine, abbiamo messo in campo questa singolare “Umana commedia” di Poietika molto particolare, cioè la lettura di 33 canti scelti declamati dalle persone più normali, più disparate possibili: casalinghe, preti, abbiamo avuto un primario della terapia intensiva che, parlando della sua terribile esperienza, ha letto il 34 canto “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Lottando con la morte ogni giorno, ha spiegato dal proprio punto di vita i versi non in maniera filologica o storiograficamente, ma rendendo tutto oggettivamente umano, da questo anche il nome, di chi sente vicino alla propria sensibilità le ragioni propriamente umane.

C.F.: Il Festival è in corso, quale è stata la risposta del pubblico?

A.P.: La risposta del pubblico è stata eccellente e per questo pensiamo di superare i confini regionali perchè a livello culturale ormai abbiamo raggiunto tutto quello che potevamo raggiungere, le manifestazioni sono piene e ne siamo orgogliosi.

Grazie alla Presidente della Fondazione Cultura Molise per la sua esaustiva ed appassionata descrizione delle innumerevoli attività e progetti che la Fondazione promuove ogni anno.

Vi invito a guardare i video di Umana Commedia cliccando sul Link:

https://www.poietika.it/category/umana-commedia/

Articolo, settembre 2021, per Culturalfemminile

Eventi

VOCI X PATRIK a cura di Giovanna Ferro

Voci X Patrick: La musica e l’arte per Patrick Zaki

a cura di Giovanna Ferro

VOCI X PATRICK a cura di GIOVANNA FERRO

Amnesty International Italia, MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti Voci per la Libertà tornano, in occasione del MEI di Faenza, con un nuovo evento sabato 2 ottobre: “Voci X Patrick – La musica e l’arte per Patrick Zaki”.

Dopo la Maratona Musicale, evento in streaming, che è stata la più grande mobilitazione musicale organizzata per Patrick Zaki, “Voci per Patrik”, realizzata l’8 febbraio scorso, a un anno esatto dalla formalizzazione dell’arresto in Egitto del ricercatore, si ritorna a chiedere l’immediato rilascio dello studente egiziano.

 C’è compattezza e c’è determinazione nella voce, nelle mani e nell’anima di chi promuove queste iniziative. Sensibilizzare l’opinione pubblica affinchè qualcosa si smuova per riportare Patrik alla sua vita di prima e all’affetto di chi lo stima e gli vuole bene.

“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.”
Bertolt Brecht

Vorrei ricordare la sua vicenda.

Patrick Zaki, 29 anni, studente egiziano del Gemma (Master Erasmus Mundus che si occupa di “Women’s and Gender Studies”) dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, viene fermato ed arrestato, senza un apparente motivo, dalla polizia egiziana il 7 febbraio all’Aeroporto del Cairo, appena atterrato con un volo proveniente dall’Italia, per trascorrere una breve vacanza presso la sua famiglia: accusato di essere un terrorista, di diffondere notizie false sui social con lo scopo di minare l’ordine sociale e la sicurezza pubblica; ancora, è accusato di istigazione alla violenza e di incitamento alla protesta per il rovesciamento dello Stato egiziano.

L’associazione egiziana EIPR, associazione per cui lavorava il ricercatore, racconta che, dopo l’arresto, il giovane è stato sottoposto ad un lungo interrogatorio di 17 ore a cui sono seguite minaccie e torture, con lo scopo di indagare sugli interessi e sull’impegno dell’attivista.

Sotto accusa sono finiti alcuni suoi post su Facebook: recenti pubblicazioni farebbero apparire il giovane come incline alla violenza, nonché il suo interesse sarebbe stato quello di rovesciare il goveno in Egitto. Il giovane si è da subito dichiarato estraneo ai fatti e innocente. Ha infine chiesto di verificare l’autenticità delle pubblicazioni.

Patrick Zaki e molti altri attivisti sono accomunati da eguale sorte, considerati oppositori politici, detenuti in prigione solo perché rivali del goveno e perché difensori dei diritti civili.

In carcere in Egitto da quasi 20 mesi. “Il processo di Patrick Zaki è stato rinviato al 7 dicembre 2021, ha scritto su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, aggiungendo:

“Un rinvio lunghissimo, che sa di punizione. Quel giorno saranno trascorsi 22 mesi dall’arresto: 22 mesi di crudeltà e sofferenza inflitte a Patrick, ma anche di grande resistenza da parte sua.”

L’appuntamento di Faenza, in programma dalle 15 alla Galleria del Voltone della Molinella, nel centro storico, sarà accompagnato da una mostra con i 10 poster vincitori di “Free Patrick Zaki: prisoner of conscience”, l’edizione speciale del Concorso Internazionale di Comunicazione Sociale “Poster For Tomorrow”.

Interverranno Giordano SANGIORGI , patron del MEI, Rita MONTICELLI, coordinatrice del Master Gemma all’Università di Bologna, Michela MONTEVECCHI, senatrice della commissione diritti umani, Iustina MOCANU di Amnesty International Gruppo universitario Bologna.

A coordinare l’evento è MICHELE LIONELLO, direttore artistico di Voci per la Libertà.

Sarà lui a parlare di “Voci X Patrick – La musica e l’arte per Patrick Zaki”

Sabato 2 ottobre al Mei di Faenza ritorna una nuova iniziativa di Voci per la Libertà – Amnesty International Italia e del MEI –

Meeting delle Etichette Indipendenti per chiedere la liberazione di Patrik Zaki.

Dopo la Maratona Musicale fatta ad un anno dall’incarcerazione di Patrik Zaki, che ha ottenuto un successo incredibile, 12 ore di diretta con oltre 200 artisti partecipanti, continua il nostro impegno per la liberazione di Patrik, anche ora che è iniziato il processo e che rischia 25 anni di carcere, in occasione proprio del MEI di Faenza, con l’iniziativa “Voci X Patrik – La musica e l’arte per Patrik Zaki”.

Un dibattito, dei set acustici, concerti, proiezioni tutti dedicati a richiedere la sua liberazione. Con questo momento vogliamo continuare a porre l’accento su questa triste vicenda che coinvolge anche lo Stato italiano e che attraverso il quale chiediamo un maggiore impegno da parte del Governo nei rapporti con l’Egitto. Tra l’altro al Festival “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty” di quest’anno è stata dedicata una parte ai 60 anni di Amnesty International, un’altra alla campagna per Patrik Zaki.

I set acustici, di cui parla Michele Lionello, sono quelli di Blindur, vincitore nel 2021 del Premio Amnesty International Italia nella sezione emergenti con il brano “3000x”.

Ci sarà la partecipazione di H.E.R., artista poliedrica, violinista, compositrice, attrice, performer, l’anno scorso è stata la vincitrice assoluta del Premio Amnesty nella sezione emergenti con il brano “Il mondo non cambia mai” dedicando la vittoria proprio a Patrick Zaki.

Spatola Guglielmo, in arte Allafineguglielmo, cantautore, classe ’97, presenta “Cairo”, brano dedicato a Patrick Zaki. 

Inoltre, verrà proiettato il video report del festival “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty 2021”, dedicato a Zaki e realizzato da Andrea Artax Artosi.

I promotori dell’evento dicono:

“Dedichiamo questa iniziativa a tutti i prigionieri di coscienza che sono stati rapiti, torturati, scomparsi e detenuti illegalmente. E a tutte quelle giovani donne e uomini che viaggiano per il mondo per studiare, ricercare, condividere e costruire una società migliore.”

“Puoi incatenarmi, puoi torturarmi, puoi anche distruggere questo corpo, ma non imprigionerai mai la mia mente.”
Mahatma Gandhi

Abbiamo chiesto a Michele Lionello cosa ha in serbo, invece, “Voci per la Libertà – Amnesty International”:

Il Festival è giunto con grande successo alla 24a edizione, ora si sta lavorando per la prossima edizione, quella del 2022, che vedrà i 25 anni di Festival, un quarto di secolo di impegno, di musica al fianco di Amnesty International, per la promozione dei diritti umani. Peraltro, Festival che avrà due ricorrenze: il 25° appunto della manifestazione e i 20 anni di Amnesty International Italia. Tra l’altro proprio a Faenza per l’iniziativa avremo ROY PACI che è uno dei vincitori del 2019 del premio dei Big. Quindi, grande fermento da parte dell’Associazione nel continuare durante l’anno le varie iniziative, ma anche nella programmazione della prossima edizione che si preannuncia estremamente importante. Nei prossimi mesi usciremo con la raccolta dell’ultima edizione del Festival con tutti gli emergenti, da Blindur ai Negroamaro, che sono i vincitori rispettivamente della sezione emergenti e della sezione big, ma anche con tutti gli altri emergenti e gli altri ospiti del Festival. Proprio al MEI lanceremo il video report dell’utima edizione, che verrà poi pubblicato online anche sui canali social dell’Associazione. Tra l’altro l’incontro alla Galleria della Molinella di sabato verrà mandato in diretta streaming sulla pagina Facebook di Voci per la Libertà.

Voglio ringraziare Michele Lionello per l’intervista concessami. Inoltre, mi auguro si possa parlare sempre più spesso di eventi del genere, in cui solidarietà, unione, giustizia sociale e umanità sono la forza per far sì che ogni persona possa godere di quei diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Articolo, 2 ottobre 2021, per Culturalfemminile

Eventi

PeM!Parole e Musica in Monferrato

PeM!Parole e Musica in Monferrato

intervista di Giovanna Ferro

Qualcuno che la sa lunga

mi spieghi questo mistero:

il cielo è di tutti gli occhi,

di ogni occhio è il cielo intero

……………..perchè il cielo è uno solo

e la Terra è tutta a pezzetti.”

Il cielo è di tutti di Gianni Rodari

Il cielo del Monferrato dal 1° al 27 settembre 2020 sarà di tutti, perchè parte la 15a edizione di “PeM! Parole e Musica in Monferrato”,la Rassegna che si snoda tra le colline piemontesi di San Salvatore, Lu-Cuccaro e Valenza, che unisce due mondi, quello musicale e quello letterario, che hanno come palcoscenico, appunto, il Monferrato, sito protetto dall’Unesco.

Il Festival, che da tempo ha valicato i confini piemontesi, da l’opportunità di ascoltare tanta musica, di leggere pagine di poesia, raccontare e raccontarsi.

La voce e le parole di artisti illustri accompagneranno lo spettatore, anche fisicamente, tra le bellezze naturali delle colline al tramonto e animeranno le serate monferrine.

Sette gli appuntamenti di “PeM! Parole e Musica in Monferrato” che si avvale della direzione artistica di Enrico Deregibus, coadiuvato da Riccardo Massola, ideatore del Festival nel 2007.

Cultura al femminile ha incontrato Enrico Deregibus e sarà lui a parlarci ampiamente di questa meravigliosa Rassegna:

Poesia e Musica in Monferrato è giunta alla 15a edizione sotto la tua direzione artistica, da chi e da cosa è nata l’idea di unire poesia e musica?

Il Festival si chiama PeM! e il sottottitolo è Parole e Musica in Monferrato. Il nome in origine era solo Parole e Musica in Monferrato, poi da sei o sette anni è diventato PeM, che è ovviamente l’acronimo di Parole e Musica.

Il festiva è nato quindici anni fa ed io non c’ero, sono stato chiamato sette anni fa per occuparmi della direzione artistica; conoscevo però già bene il Festival, lo frequentavo come pubblico, come ascoltatore e nella 1a edizione ho partecipato come ospite con un intervento su Fabrizio de Andrè.

L’idea di mettere insieme Parole e Musica, inizialmente, era quella di voler proporre delle serate in cui si poteva ascoltare un po’ di musica, ma anche di chiacchierare attorno alla stessa. Quindi, sin dall’inizio c’era l’idea di unire parola e musica, e veniva fatta in modi differenti da chi se ne occupava all’epoca, che era Riccardo Massola l’ideatore insieme a Corrado Tagliabue, sindaco di allora e che adesso è vice sindaco di San Salvatore Monferrato, che è il comune capofila di questa Rassegna.

Realizzare serate di vario tipo, in cui c’era la presenza sia della parola che della musica, è stato un lavoro decisamente egregio, ma aveva una portata molto locale. Finchè un po’ di anni fa mi è stato chiesto di prendere le redini della Rassegna provando in qualche modo a fare un salto di “quantità”, cercando di avere una risonza nazionale, proporre ospiti e artisti più conosciuti e quindi attraverso questo dare maggiore risalto al Monferrato.

Da lì io ho iniziato il lavoro e diciamo che è avvenuto abbastanza naturalmente: la maggior parte degli appuntamenti sono interviste con artisti: abbiamo avuto Nada, Diodato, Irene Grandi, Luca Barbarossa, Marina Rey e molti altri.

Forse il cuore del Festival è appunto questo: incontri di solito condotti da me che sono interviste con questi artisti, che non solo interpretano qualche canzone, ma più che altro si raccontano, parlano del loro percorso artistico e, in qualche caso, umano.

La scelta delle colline del Monferrato, come cornice al Festival, è stata dettata dalla casualità, dal meraviglioso luogo, che permette questo tipo di manifestazione, oppure c’è un legame affettivo con questa terra?

La scelta delle colline del Monteffato, in questo caso, sono le colline che hanno scelto me, in qualche modo. Per prima cosa perchè sono monferrino di nascita, anche se vivo a Roma ormai da diversi anni, sono molto legato alla mia terra che è una terra fra l’altro non molto conosciuta; diciamo che in Piemonte sono molto più conosciute le langhe che sono le nostre cugine un po’ più ricche, un po’ più fortunate, però il Monferrato credo sia una terra molto bella, fra l’altro buona parte del Monferrato è sito Unesco, è patrimonio dell’umanità.

Diciamo che il festival è anche un modo per far conoscere queste zone e devo dire che ci sono molti arrivi anche dalle regioni vicine, non solo dal Piemonte, dalla Liguria, dalla Lombardia anche dall’Emilia e dal Veneto, quindi mi fa piacere che ci sia un afflusso di questo tipo.

La scelta, poi, è stata quella di alcuni amministratori comunali illuminati, che io ringrazio sempre, che hanno voluto innanzitutto realizzare la Rassegna e poi invitare me a fare il direttore artistico della stessa. Credo sia fondamentale, ovviamente, per questi festival, per questi eventi avere una copertura economica, che in questo caso è assicurata da alcuni comuni e in piccola parte da Fondazioni e altre cose.

C’è ovviamente una parte affettiva indubbia, perchè come dicevo prima sono molto legato a queste terre, che sono quelle in cui sono cresciuto e in cui fra l’altro torno ancora molto spesso.

Un Festival itinerante che spazia tra letteratura, musica, natura, con la presenza di tanti artisti e che arriva dopo un lungo periodo di blackout, quindi immagino non sia stato semplice organizzare tutto ciò.

Quest’anno indubbiamente non è stato semplice organizzare la Rassegna per vari motivi,direttamente o indirettamente, legati alla pandemia, basta dire che a febbraio avevo imbastito alcune trattative con vari artisti e per alcuni ero già arrivato alla definizione e al contratto, e poi è successo quello che tutti sappiamo e, a maggio e a giugno, ho dovuto riprendere in mano tutto quanto per realizzare il programma.

Anche in questi giorni stiamo lavorando, non io direttamente, perchè io mi occupo più della parte artistica, però si sta lavorando anche a tutta la parte organizzativa, in senso stretto, in senso pratico, i distanziamenti, gli ingressi, le prenotazioni, insomma è complicato, ma penso che sia un bel segnale quello di, comunque, mettere in piedi ugualmente una Rassegna in questo momento complicato.

Credo che ci sia la voglia di ritrovarsi in alcune sere di settembre ad ascoltare delle interviste, degli incontri, anche un po’ di musica, penso che faccia bene a tutti, sono abbastanza orgoglioso di essere riuscito a portare avanti questo Festival, a cui tengo in modo particolare.

Sette gli appuntamenti in programma.

Il programma di quest’anno prevede 7 appuntamenti spalmati su tutto il mese di settembre dal 1° al 27. Come dicevo prima, la parte preponderante è sempre quella legata alla musica, saranno ospiti tre artisti: Motta, Enrico Ruggeri e Tosca, artisti piuttosto differenti tra di loro, come è solito in questa rassegna, anche generazionalmente, storie molto diverse, estrazioni stilistiche differenti, tre modi diversi di intendere la musica. Quarto appuntamento legato alla musica è quello con Carlo Massarini che non ha bisogno di presentazioni, come si suol dire; con lui presenteremo un libro bellissimo fotografico, ma non solo, in cui ripercorre una parte della sua vita professionale, il libro ha come titolo “Dear Mister fantasy” e ne parleremo raccontando, appunto, anche aneddoti della sua storia professionale.

Poi c’e un quinto appuntamento musicale, a cui tengo in modo particolare perchè è un appuntamento molto differente dagli altri. E’ una serata in cui festeggeremo un personaggio che si chiama Gildo Farinelli che è un fonico, non un artista ma un fonico, e che quest’anno compie 50anni di carriera, chiamiamola così e ci saranno vari artisti locali che lo omaggeranno e lui ci racconterà un po’ della sua vita.

L’idea di questo appuntamento non è mia ma è di Riccardo Massola, che come dicevo prima è l’ideatore di PeM!, però io ho subito aderito con grande entusiasmo, un po’ perchè Gildo è il fonico che accompagna sempre tutte le serate di PeM ed è una persona squisita, oltre che un ottimo professionista, ma anche perchè festeggiando lui, in qualche modo, vogliamo festeggiare tutta quella categoria di lavoratori dello spettacolo, quindi della musica, e non solo, del teatro, del cinema, di TUTTO lo spettacolo e la cultura, per il comparto musicale o comunque artistico culturale.

Di solito, si crede che “quelli” non hanno bisogno di soldi, perchè erroneamente si pensa subito ai grandi come Vasco Rossi, Jovanotti, De Gregori o Ligabue. In realtà nel mondo dello spettacolo ci sono tantissimi altri personaggi come i fonici, come tutti i tecnici, ma anche gli uffici stampa, e tanti altri, insomma, mi ci metto anche io, che rendono possibile che gli artisti possano salire su un palco ed esibirsi. Quindi una serata a cui tengo in modo particolare.

E poi due altri appuntmenti, che in qualche modo sono legati perchè in parte saranno un modo per ricordare Gianni Rodari nel centenario della nascita.

Ci sarà una serata con Fabio Troiano, che è un artista, un attore molto conosciuto che leggerà delle cose di Rodari, oltre a raccontare anche un po’ il suo percorso artistico.

Un’altra serata, invece, è una passeggiata sulle colline, che è un po’ una tradizione in PeM! Nella passeggiata sulle colline quest’anno ci sarà Franco Arminio ad accompagnarci, poeta e paesologo come lui ama definirsi: cammineremo sulle colline nel tardo pomeriggio in mezzo alla natura, accompagnati dai racconti dello stesso Arminio e da un ricordo di Gianni Rodari.

Ringrazio Enrico, grande professionista, per averci catapultato, anche se solo attraverso le sue parole, sulle meravigliose colline del Monferrato, facendoci sognare con canzoni e poesie.

Rassegne come PeM! danno lustro al mondo artistico e culturale italiano.

 www.facebook.com/PAROLEeMUSICAinMONFERRATO

Articolo (2020) per Culturalfemminile

Eventi

SALERNO LETTERATURA FESTIVAL 9a edizione

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "salerno letteratura festival"

a cura di Giovanna Ferro

Gli ultimi due giorni, quelli del 25 e 26 giugno, di Salerno Letteratura sono stati intensi e carichi di emozioni. Tanti gli incontri con scrittori. Di seguito ve ne propongo qualcuno.

Daniela Ranieri, antropologa, scrittrice, giornalista del Fatto quotidiano, dove scrive di politica e cultura, presenta il suo ultimo romanzo Stradario aggiornato di tutti i miei baci edito da Ponte alle Grazie.Si tratta del diario di una donna in dialogo costante con se stessa e con il mondo, dal quale emergono ossessioni, il rapporto con l’amore e il corpo, ipocondria e nevrosi. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa, ma in special modo le relazioni d’amore: le tante sfaccettature di Eros – l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza, l’amore puro – vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell’autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea. Grazie a una voce femminile estranea a qualunque cliché, Stradario aggiornato di tutti i miei baci è un esempio originale di abilità narrativa, capacità di osservazione e intelligenza profonda.

 Incontro con Jonathan Bazzi che presenta Febbre edito da Fandango.Il romanzo autobiografico alterna il presente del 2016 al passato del bimbo cresciuto a Rozzano, facendo emergere l’incredibile forza di un ragazzo che vuole vivere e vive, lasciando che la sopravvivenza appartenga a chi non sa di poter andare oltre. Bazzi rivela un talento narrativo capace di fare la differenza, regalandoci una storia di debolezze umane e resilienza, che esula dai giudizi e sposta il baricentro sull’accettazione delle fragilità.Una febbre che arriva un giorno di gennaio e non va più via: costante, spossante. Poi, la scoperta: Jonathan è sieropositivo. La diagnosi dà inizio a un viaggio all’indietro, nella storia del protagonista. La vita difficile in periferia, Rozzano, il desiderio di riscattarsi, di accettarsi. Un esordio di successo. In dozzina allo Strega del 2020, sarà portato presto sullo schermo. La rivelazione di un nuovo scrittore, che racconta al pubblico di Salerno Letteratura il suo cantiere espressivo ed emotivo.

Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e rendono diverso. “

Alessandro Valenti autore di Ho provato a morire e non ci sono riuscito edito da Blu Atlantide, giovane esordiente, vincitore del premio Bagutta Opera Prima. Ho provato a morire e non ci sono riuscito è l’oggetto della mail che Valenti inviò all’editore, con all’interno il testo di questo primo romanzo. L’autore racconta di sé e di quando a 14 anni lui, cresciuto in una bella casa di Verona, conosce su Instagram Emma, sua coetanea che vive in una periferia di Roma. Si innamorano, poi si incontrano. Emma però è cinica, incostante. Moltiplica storie parallele, alcune vere e altre le inventa, e Alessandro ne soffre, ma non si sottrae. La famiglia nel frattempo contrasta l’unione, ma lui imperterrito scappa, si trasferisce a Roma, si inventa una nuova identità pur di stare con Emma. Gira con un coltello in tasca e rischia la morte più volte, si scontrerà con la solitudine, la disapprovazione sociale, la mala romana.Raccontato in prima persona, direttamente dal protagonista, ci permette di immergerci totalmente nella storia. Alessandro racconta e rappresenta al meglio la generazione “millennials”, quella dei primi anni duemila, cresciuta ad Instagram e Tik Tok. Una generazione devastata dai social network, infettata dall’invadente presenza della tecnologia.

Susanna Tartaro, curatrice del noto appuntamento radiofonico sui libri Fahrenheit, nonché responsabile dei programmi culturali di Radio3, autrice di La non mamma edito da Einaudi, in pochi versi, simili agli haiku giapponesi, si mette nei panni di chi i bambini ce li ha davvero, sfidando tutti e rispondendo con questo suo libro a una famosa frase:

“Tu non puoi capire, non hai figli”.”Ma perché non posso capire? È a questo che ho cercato di dar voce”.

Annotato in anni recenti di peregrinazioni tra la città, la redazione, la propria camera da letto, gli appartamenti degli amici, le stanze di albergo, La non mamma è un collage lucido e poetico di haiku, non nel senso rigoroso dei tre versi giapponesi, ma per il dono della semplicità profonda.

Simonetta Agnello Hornby presenta il romanzo Piano nobile edito da Feltrinelli.“Nel mio libro c’è un pezzo di Francesco Durante”dice la scrittrice”Uno dei pochi intellettuali puliti che abbia conosciuto. Non è stato l’unico, ma è sicuramente la persona alla quale sono stata più legata”. La AgnelloHornby, ha voluto ricordare così Francesco Durante, per anni direttore artistico del festival, prematuramente scomparso. E il lavoro di Durante, le sue ricerche, il suo impegno etico profuso nella cultura, sono stati alla base di una porzione importante del suo ultimo libro, Piano nobile, presentato nell’atrio del Duomo, secondo volume di una trilogia iniziata con Caffè amaro e che vedrà in libreria a ottobre Punto pieno.“Le famiglie sono famiglie, e chissà ancora per quanto impediranno, nasconderanno, confonderanno.Una maestosa trilogia dal sapore siciliano. Questo secondo episodio inizia dall’estate 1942 in cui è in atto la II guerra mondiale fino alla metà degli anni cinquanta. La storia di una famiglia siciliana nobile, i cui componenti sono della discendenza baronale Sorci, che vede finire un mondo e nascerne uno nuovo. Un romanzo a più voci come in un concerto in cui i personaggi principali del capitolo danno la loro personale versione dei fatti attraverso memorie, testimonianze che sottolineano l’animo umano fatto di gelosie, vendette, ripicche e passioni.Sulla copertina del romanzo c’è ritratta l’immagine della nonna materna della scrittrice Maria Caramazza, il dipinto fatto dal pittore Francesco Camarda, la cui frase è presente nel libro: “Esprime la sua effettiva intesa capacità di carpire l’animo di chi ritrae”.

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 Incontro con i finalisti Naoise Dolan, Edouard Louis, Elvis Malaj del Premio Salerno Libro d’Europa accompagna il festival fin dalla prima edizione. La terna dell’edizione 2021 Premio, sottoposta alla lettura della giuria popolare, è composta da: Il mare è rotondo , edito da Rizzoli di Elvis Malaj, Tempi eccitanti edito da Atlantide di Naoise Dolan, Chi ha ucciso mio padre edito da Bompiani dÉdouard Louis. La scelta è caduta su tre giovani autori assai diversi tra loro, un francese, una irlandese e un italo-albanese, tutti, seppur giovanissimi, già riconosciuti oltre i confini nazionali e capaci di trattare temi forti con una personalità stilistica già sorprendente.

Autilia Avagliano presenta Din Don Down! La storia di Alberto e della sua famiglia che imparò a volare con lui, edito da Marlin.

“Il dispiacere iniziale dovuto alla nascita di un figlio con sindrome di Down, che si trasforma via via in forza da utilizzare per contribuire, a proprio modo, a rendere il mondo un po’ più adeguato per tutti, anche per chi, apparentemente, non sembra omologabile in prototipi di bellezza o di performance predeterminate

dice la scrittrice, mamma di Alberto. La Avagliano inizia a scrivere questo libro come analisi introspettiva del suo essere madre di un figlio con disabilità. Allo sconcerto iniziale alla nascita, è subentrato poi, col passare degli anni, una sempre maggiore consapevolezza di quanto sia in salita il percorso di una persona con disabilità, di quanto sia distante una vera inclusione sociale, scolastica e lavorativa, confermata da mille esperienze che enfatizzano le diversità piuttosto che appiattirle. Ma giorno dopo giorno, quella stessa disabilità ha fatto sempre più spazio alla Persona e non alla sua condizione, persona capace di esprimere sentimenti fuori dal comune che gioiosamente travolge e insegna e che, piano piano, capovolge i ruoli, insegnando a vivere e a cogliere l’essenza stessa della vita.Gli introiti saranno donati dall’autrice a favore di progetti d’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down nell’ambito dell’APDD, Associazione Persone con Sindrome di Down e Disabilità intellettiva.

 Incontro con Natale Rossi, autore di Poema di mare e di migranza edito da BertoniNella prefazione si legge:

… Mediterraneo, testo in versi, è poema che respira l’atmosfera tragica delle abbaglianze, delle speranze (o spiranze) e degli esiti dei flussi migratori”. E poi: “Nei paesi d’origine, la lotta alla fame, la fuga dalla guerra, dai cambiamenti climatici che desertificano, e, a volte lo strapparsi dalla schiavitù, la ricerca della sopravvivenza, il diritto alla vita, spingono masse di uomini, neri, e non, ad abbandonare i luoghi della propria cultura e interiore storia collettiva. Si cedono al mercato della migranza, sono captati da quello clandestino della tratta degli uomini e dei loro organi. Per le donne, spesso fanciulle e ragazze che partono per aiutare le famiglie, violenze e stupri, schiavitù e prostituzione non hanno verbo per narrarli. E poi il mare, il mar è Mediterraneo”.

Il poema manifesta il disagio per una realtà inaccettabile dalle poliedriche sfaccettature disumane.L’autore di Mediterraneo cerca di svegliare le coscienze umane ricordando i principi universali dell’umanità, in antitesi con le strumentalizzazioni demagogiche che alimentano un odio razziale mai sopito.Alla fine della prefazione, il professor Rossi spiega:

Per questo, Mediterraneo, poema di mare e di migranza’ ama coloro che in qualsiasi parte del mondo si trovino, sono in affanno per la ricerca di una loro identità, per la libertà di espressione, per il diritto alla vita, a vivere dove vogliono. In Dio, se si vuole, con Dio. Senza dio.

Maria Rosaria Selo presenta L’albero di mandarini edito da Rizzoli.La storia attraversa il Novecento come un’onda terribile e tenace, e ci racconta una vita eccezionale, fatta di sogni, di fatica e di passione.Fortissime le figure femminili che emergono dalle pagine del romanzo: Maria, Nunzia, Severina. Ma anche Pupella, prostituta affettuosa e materna; Elena, sorella di Maria, così diversa e determinata; Rosa, la figlia rinnegata di Severina, cresciuta in collegio; Silvia, la figlia amata, che soccomberà al dolore più grande che una donna possa sopportare. E le bimbe di Maria, Livia, Flavia e Rosaria, l’ultima nata che assorbirà su di sé tutte le contraddizioni, le angosce e i tormenti familiari. Ma su tutte si staglia Severina, dura e affilata come un diamante, cattiva, perfida. Un ruolo disegnato con grande forza. Donne indurite dai torti della vita, segnate da un destino di infelicità, rassegnate ma mai indomite, anzi per ciò stesso abituate a vivere a voce e a testa alta, senza paura, use a fare a pugni con la povertà. Donne che a volte si portano dentro lacerazioni dell’infanzia, violate da padri abbruttiti dall’alcol e dalla miseria, e da madri schiacciate che voltano il capo dall’altra parte per non farsi massacrare di botte.Il pregio del romanzo sta tutto nella contrapposizione dei personaggi femminili, nel loro riempire le pagine con la forza del proprio carattere.La storia attraversa il Novecento come un’onda terribile e tenace, e ci racconta una vita eccezionale, fatta di sogni, di fatica e di passione.

Maria Grazia Calandrone presenta il suo romanzo Splendi come vita edito da Ponte alle Grazieuna lunga lettera d’amore che la scrittrice dedica alla madre adottiva.La prima pagina di Splendi come vita riporta l’articolo tratto da un quotidiano datato 10 luglio 1965 nel quale si racconta la vicenda di Maria Grazia, bambina di 8 mesi, abbandonata dalla madre nel parco di Villa Borghese. Dopo il gesto disperato, la madre decise di togliersi la vita annegandosi nel Tevere e il padre la seguì nello stesso tragico destino. Maria Grazia venne dapprima affidata alle balie del brefotrofio di Villa Pamphili, poi felicemente adottata dai coniugi Calandrone. Il racconto di Maria Grazie parte dal momento in cui, a soli quattro anni, la madre le racconta della sua adozione. La “caduta nel Disamore”, così viene chiamata dalla protagonista, corrisponde al momento in cui tra lei e la madre adottiva si insinua una sottile distanza che, giorno dopo giorno, le allontana. Equivoci, accuse e sgarbi si sommano tra loro a definire un distacco incomprensibile, nato da una colpa mai compiuta. Una donna allo specchio, una poetessa, trova le parole esatte per dire il suo crescere al mondo, con tenacia, irriverenza, gioia e abbandono.

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Simona Lo Iacono autrice di La tigre di Noto edito da Neri Pozza. Simona Lo Iacono ha romanzato una delle storie più belle, e meno conosciute, dell’Italia civile. È la vicenda di Marianna Ciccone. Siciliana di Noto, Marianna si laurea in Matematica e poi in Fisica alla Normale di Pisa, unica donna del suo corso. Prosegue gli studi in Germania; e la conoscenza del tedesco giocherà un ruolo determinante nella sua vita. Tornata in Normale salva,seppellendoli, i libri della biblioteca dell’Istituto di Fisica dalle razzie della Gestapo e presidiare quel che restava dell’edificio dopo i bombardamenti, affrontando con fermo ciglio i soldati tedeschi. Il suo coraggio di cittadina e di scienziata fu così ripagato da una Nazione solitamente prodiga di onori: nonostante due abilitazioni a professore ordinario, le fu sempre negata la cattedra, in quanto donna. Sarebbe importante se questo libro desse avvio a un risarcimento postumo. La vita di Marianna Ciccone torna a noi grazie al ritrovamento di una lettera datata 1944 e firmata Luigi Russo, allora Rettore della Normale di Pisa.L’incontro con la scrittrice segna l’avvio della collaborazione tra Salerno Letteratura e Città della Scienza / Fondazione IDIS, in vista dell’edizione 2021 di Futuro Remoto.

Maurizio Serra autore di Amori diplomatici edito da Marsilio. Dopo le biografie di Malaparte e D’Annunzio, insignite rispettivamente di un Premio tre movimenti, la cui materia è un mondo, la diplomazia, che l’autore conosce dall’interno, essendo stato ambasciatore.Di quel mondo, Serra restituisce il senso di sradicamento, il nomadismo, la melancolia, la noia dell’attesa, la violenza dissimulata dietro rituali e protocolli, ma anche la stilizzazione estrema dell’esistenza imposta dal ruolo.L’ambasciatore Serra debutta nella narrativa con tre storie “a tema”, fra professione e passioni.

 Lo scrittore salernitano Manlio Castagna conosciuto per la saga di Petrademone ci racconta due delle sue ultime produzioni letterarie pubblicate da Mondadori: La notte delle malombre, romanzo di successo che narra la storia vera, potente, dimenticata della più grande sciagura ferroviaria europea, avvenuta in una galleria di Balvano il 3 marzo del 1944. Un libro che ci riporta nella vita quotidiana dei ragazzi a Salerno e a Napoli durante la seconda guerra mondiale, mescolando verità storica e spunti narrativi fantastici. La seconda opera è un manuale di cinema per ragazzi intitolato 116 film da vedere prima dei 16 anni, una guida illustrata splendidamente per scegliere i film giusti da vedere divisi per tema e per fascia d’età, con testimonianze di grandi protagonisti del cinema italiano contemporaneo.

  Jhumpa Lahiri autrice americana, nata a Londra da genitori bengalesi, presenta Il quaderno di Nerina edito da Guanda. Chi è Nerina? L’autrice dello scritto, la sua destinataria, la musa o semplicemente il titolo attribuito al testo? Parte da questo ritrovamento il racconto in versi di una donna che è l’alter ego dell’autrice, ma che vive di vita propria in queste pagine. Apolide, poliglotta e colta, la scrittrice ricorda gli studi classici, si sofferma sul rapporto con le parole e sulle relazioni familiari. Scrivendo in italiano, sua lingua di adozione. Entrando per la prima volta nella sua casa romana, l’autrice fa spostare un’antica scrivania, un mobile imponente, con il piano d’appoggio di cuoio consunto incorniciato da un bordo di legno. Dai cassetti foderati di carta fiorentina a gigli saltano fuori alcuni oggetti dimenticati dai vecchi proprietari: francobolli, un dizionario greco-italiano, un uncinetto, alcuni bottoni, la ricetta di una dieta e la foto di tre donne in piedi, sorridenti, davanti a una finestra. Infine, vengono ritrovati dei quaderni di diversi tipi e colori, tra cui uno verde con il nome “Nerina” scritto a mano sulla copertina.È questa la circostanza da cui prende il via Il quaderno di Nerina, costituito da 90 liriche ordinate in 7 sezioni.

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Giulio Busi, grande studioso di filosofia del Rinascimento e di mistica ebraica, autore di Indovinare il mondo. Le cento porte del destino edito da Il Mulino, ci conduce in un viaggio tra mito ed esperienza quotidiana, ponendoci di fronte a un tema, la divinazione. solo in apparenza marginale. Dopo quattromila anni di storia, è ancora possibile indovinare il mondo, presentirlo, intuirlo? Presagi, presentimenti, intuizioni e delusioni: indovinare il futuro è una pretesa impossibile o è una facoltà reale, capace di sorprenderci e turbarci?Divinità classiche, eroine della tragedia greca, indovini di antiche dinastie cinesi, saggi dalla millenaria sapienza indiana, visionari dell’Israele antico o contemporaneo, ma anche personaggi della storia recente o del nostro quotidiano. L’autore con questo libro ci fa entrare nella mente dei personaggi, immaginare il contesto in cui accadono i fatti narrati, riflettere sui dialoghi, approfondire le teorie o i concetti esposti e visitare altri mondi.

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Eventi

SALERNO LETTERATURA FESTIVAL 9a edizione

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Salerno Letteratura Festival 9a edizione

a cura di Giovanna Ferro

Le giornate del 23 e 24 giugno a Salerno Letteratura sono state intense e ricche di eventi. Molti scrittori e scrittrici si sono alternati nelle bellissime location che ospitano il Festival.

Gaia Manzini presenta il suo nuovo romanzo Nessuna parola dice di noi edito da Bompiani in cui racconta la storia di un amore impossibile, della complicata maternità di Ada, della difficoltà a seguire dei binari definiti e del momento in cui invece, almeno in parte, ci si riesce, e il cammino avventuroso di chi deve nascere due volte per conoscere sé stesso

Dio, il lavoro, l’amore, la fedeltà, la famiglia, i figli o la possibilità di averne. Tutto andava in pezzi sul bordo tagliente delle parole.”La vita è il racconto che ne fai – dice l’autrice – essa è sempre pronta ad assumere la forma che vuoi darle nella tua percezione privata, nel tuo vissuto personale, nella narrazione che ne fai a chi ti circonda.”

Ilaria Gaspari autrice di Vita segreta delle emozioni edito da Einaudi, col suo stile originalissimo, senza mai assumere un tono serioso, tra riflessione e narrazione, raggiunge con questo libro il suo ambizioso progetto: provare a ripristinare l’idea, propria del pensiero antico, di una filosofia come arte di vivere, come esercizio volto non a renderci più colti ma più felici, meglio conciliati col nostro demone. E capaci di fare i conti con quelle emozioni che coincidono con la vita stessa. Il tutto, attraversando con invidiabile scioltezza la storia della filosofia e mettendo in gioco e a nudo, amabilmente, i piccoli contrattempi del vivere, la propria biografia, col suo carico di debolezze.”

Le emozioni che abitano dentro di noi ci rendono umani. Fidarsi di quello che proviamo non significa essere deboli o instabili, ma vivi, aperti all’esperienza e pronti a meravigliarsi del mondo.”Pensavo alla frase di Epicuro: “E’ vano il discorso del filosofo che non curi qualche male dell’animo umano, e mi sono detta: proviamo! Ho pur sempre studiato filosofia; tanto vale che metta quello che ho imparato, quello che ho pensato, al servizio di chi vorrà. Ho ascoltato; ho amato piú di prima, perché intorno al mio amore era cambiato, come il panorama quando arriviamo in una radura, il paesaggio delle mie paure.“

Tra venti di guerra internazionali e lotta per i diritti delle donne: siamo in un albergo di provincia, cinque ospiti, un segreto e un intrigo internazionale è la trama del secondo romanzo del salernitano Carmine Mari Hotel d’Angleterre edito da Marlin . Il romanzo si sviluppa tra storia, politica, spionaggio, amore, spinta rivoluzionaria femminile, politica e corruzione in un albergo, a Salerno, immerso un clima internazionale. Al centro della storia un giovane ex disoccupato con ambizioni da giornalista, Edoardo Scannapieco, costretto a sbarcare il lunario come maitre all’Angleterre. Dramma, ironia e suspense si mescolano fra le pagine di Hotel d’Angleterre, romanzo che ha il sapore della piccola storia che s’inserisce nella Grande Storia. Mari racconta un mondo di spie e doppio-giochi.

Gli scrittori trovano spunto dalle cose più inusuali- ci racconta- a me è capitato con la foto di una vecchia cartolina dell’Hotel d’Angleterre. I colori e il tram di una città ormai lontana mi suggerivano un’epoca affascinante: la Belle Époque. Mi è sembrato estremamente suggestivo per imbastire una spy-story: abiti di lusso, progresso tecnologico, effervescenza e voglia di vivere, senza dimenticare le perenni contraddizioni di un Paese spaccato economicamente tra Nord e Sud, il condizionamento della malavita, la miseria delle classi contadine oppresse dal latifondo, la fame e l’emigrazione.”

Caterina Soffici presenta il suo libro Quello che possiedi edito da Feltrinelli, un romanzo che ha al centro due donne, il loro dolore e il loro coraggio. Clotilde, ottantadue anni, una vita di ricchezza e privilegi e sua figlia Olivia, in piena crisi di mezza età. Protagonista di questo bel romanzo è un segreto, terribile, che Clotilde trascina con sé fin da quando è bambina. La paura, il dolore, l’ossessione e la musica che faceva da sottofondo a tutto ciò. Neanche una volta cresciuta e spostatasi questo segreto l’abbandona e diventa anche più violento.Una storia di ribellione e riscatto che è anche l’occasione per raccontare una città e il segno di una violenza che resta nel tempo.

“Troppa bellezza ammazza i luoghi e chi li abita.”

 Nel suo ultimo libro, Valerio CallieriFurie edito da Feltrinelli racconta esistenze violate, trasferendo la rabbia dalla vittima al lettore. Cosa accade dopo un abuso? Esiste un carnefice privo di un passato di persecuzione? Quanto ogni volta che subiamo un’ingiustizia riusciamo a domare le forze antiche che abitano l’animo umano? E immagina, raccontando una storia a più livelli, l’azione delle Furie, che connettono mito classico a immaginario dantesco: un gruppo misterioso che punisce gli uomini accusati di violenze sessuali. Un libro da forte impatto.

 Incontro con Vincenza Alfano autrice di Perché ti ho perduto, edito da Giulio Perrone, un romanzo liberamente ispirato alla vita di Alda Merini. E’ un libro molto particolare, quasi una biografia fantastica e romanzata che racconta l’incredibile vita di una delle più note poetesse italiane. Una storia unica di amore e follia. Una vita che sembra uscita da un grande romanzo ottocentesco nel quale l’amore, sempre devastante, imprigiona corpo e mente fino al divoramento. Si tratta della dolorosa storia d’amore tra Alda Merini, appena sedicenne, ma già conosciuta come la poetessa dei Navigli, e dello scrittore, più attempato, sposato e padre di una bambina, Giorgio Manganelli. Due grandi menti che potevano essere destinate a una storia indissolubile, ma nella quale, invece, ha prevalso un terrore così profondo che ha distrutto ogni cosa. Manganelli, attratto dalla giovane poetessa, sentiva però che su di loro aleggiavano ombre oscure. Impaurito, preferì abbandonarla scomparendo in quella famigerata fuga che da Milano, in lambretta, lo portò a Roma dove visse fino alla morte. Ma non si accontentò di lasciarla, cercò anche di convincere la giovanissima Alda che poteva imparare a essere felice senza di lui, magari con un nuovo amore. Era troppo giovane Alda, troppo innamorata. Non le restò che soccombere. Un percorso di cadute e resurrezioni. Nulla avviene per lei senza dolore. Ma la poetessa continua ad amare.

Navid Carucci autore di La luce di Akbar, edito da La Lepre, romanzo dell’impero Moghul ambientato nell’Hindostan del XVI secolo ed è un testo che, a cavallo tra la finzione e la Storia, affronta temi sempre attuali: il dibattito religioso, la natura del potere, il dialogo tra civiltà diverse e la difficoltà ad accettare l’eredità dei padri. Franco Cardini, nell’introduzione, scrive chequando riusciremo a riappropriarci di quest’immensa cultura, allora il brigantaggio perpetrato dalla Modernità colonialista sarà battuto. Ogni pagina è una sorpresa: siamo trascinati fra sottilissime dispute teologiche e raffinate dolcezze del vivere, marce militari e città incantate che quasi stordiscono.“È strano[…]Tu ti senti bloccato perché tuo padre t’ingombra la via, io mi sento perso perché il mio non me l’ha indicata. Forse i padri sono destinati a sbagliare in ogni caso.

L’autrice italo-giapponese Laura Imai Messina presenta Le vite nascoste dei colori, edito da Einaudi in cui racconta l’ Estremo Oriente.

Nero mezzanotte con una punta di luna, indaco che sa di mirtillo, giallo della pesca matura un attimo prima che si stacchi dal ramo: Mio sa cogliere e nominare tutti i colori del mondo. Ha appreso l’arte dei dettagli invisibili guardando danzare ago e filo sui kimono da sposa, e ora i colori sono il suo alfabeto, la sua bacchetta magica, il suo sguardo segreto. Aoi, invece, accompagna le persone nel giorno più buio: lui prepara chi se ne va e, allo stesso modo, anche chi resta. Conosce i gesti e i silenzi della cura. All’inizio sembra l’amore perfetto, l’incanto di chi scopre una lingua comune per guardare al di là delle cose. Ma il loro incontro non è avvenuto per caso.”

 

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Con Maestre d’amore. Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre, edito da Einaudi, Nadia Fusini torna alla saggistica con un’opera dedicata all’amore, come si legge nella ouverture “convocando a madrine le donne – sì, le donne, alle quali Dante attribuisce uno spontaneo intelletto d’amore” aggiunge. Non è nuova a parlare d’amore anche in pagine di narrativa: ricordiamo il bel romanzo epistolare “L’amore necessario” o nel più recente “Maria” in cui l’amore fa male.”

Anglista, scrittrice, filosofa la Fusini ha un’idea alta della letteratura, quando è veramente grande, è una vera e propria chiave di accesso alla realtà. L’amore è tra gli oggetti conoscitivi più sfuggenti. Platone gli dedica un dialogo, il Simposio, in cui l’ultima parola l’affida a Diotima, la sacerdotessa di Mantinea, verso la quale Socrate si mostra singolarmente remissivo. È allora che forse comincia la storia della donna come intelletto d’amore e come depositaria di un segreto precluso alla parte restante dell’umanità. L’autrice accompagnerà il lettore nelle tragedie e nelle commedie di Shakespeare come fossero scene della vita, anche se è consapevole nello stesso istante di vivere la gioia della letteratura, senza sosta dentro e fuori dagli intrecci e dalle trame per vedere che ne fa la letteratura della vita.

Vero Ghero autrice di Femminili singolari edito da Effequ in cui mostra in che modo una rideterminazione del femminile si possa pensare a partire dalle sue parole e da un uso consapevole di esse, vero primo passo per una pratica femminista. L’autrice, esperta di comunicazione digitale e conosciuta anche per il suo forte impegno nella divulgazione attraverso i social,esplora e decostruisce le certezze della comunità linguistica italiana mettendo in luce come la lingua contribuisca a perpetuare stereotipi e pregiudizi, aprendo allo stesso tempo all’innovazione e alla sperimentazione.Sindaca, architetta, avvocata: c’è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni. E dietro a queste reazioni c’è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo. La Ghero smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l’inclinazione irrimediabilmente maschilista.

 Vivere è pericoloso, ma la felicità esiste, parola di Luc Lang, presentando il suo ultimo libro La tentazione, edito da Clichy. Vincitore del Prix Medicis 2019, Lang ha scritto un volume potente che è la storia di un mondo che precipita, fino a far diventare la realtà opposta al nostro pensiero.

L’idea di La tentazione mi è venuta immaginando un cervo che mi tagliava la strada. Una specie di visione. Lì ho iniziato a pensarci sopra ed è nata questa storia”.

Ed è proprio il cervo a diventare il simbolo di una scelta tra l’abisso e la rinascita. Il protagonista è Francois, chirurgo cinquantenne e amante della caccia. Un giorno si trova davanti un enorme cervo e colpito dalla sua bellezza, spara ma non lo uccide. Tema centrale è il sublime, incarnato da una natura selvaggia, quella che ci sommerge e ci spinge a rendere possibile la nostra capacità di trovarla nelle cose”. Ma gli spunti di riflessione sono tantissimi. A partire dai complessi rapporti tra padri e figli. La tentazione è la storia di un mondo che precipita, un vecchio mondo dove tutto improvvisamente si sgretola e si incendia, e di un nuovo mondo che sorge, dove tutto ciò che si credeva non conta più, dove ogni riferimento salta e dove la realtà ci appare improvvisamente opposta a ogni nostro pensiero.

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Eventi

SALERNO LETTERATURA FESTIVAL 9a edizione

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Salerno Letteratura Festival 9a edizione

a cura di Giovanna Ferro

Le giornate lettererarie continuano a Salerno.

Lunedì 21 e martedì 22 i magnifici luoghi, che accolgono i maestri della scrittura, hanno visto sfilare altri grandi nomi della letteratura.

Incontro con Gianluca Nativo autore di Il primo che passa edito da Mondadori. Il suo romanzo d’esordio è la storia di una dolorosa e ingenua iniziazione sessuale, un coming of age nervoso e febbrile, ma è anche il racconto potente di un amore giovane, in una Napoli sempre combattuta fra squallore e grazia. Non è solamente il racconto di un risveglio sessuale, ma anche, e soprattutto, la ricerca affannosa della propria identità in un contesto sociale e culturale che mal sopporta tale diversità.

“Le esperienze fondamentali di una vita possono contarsi sulle dita di una mano. Nel dito di poco più di un anno era cambiato tutto. Ero stato capace di concentrare in pochi mesi emozioni che andavano distribuite con calma nel corso di una qualsiasi adolescenza mi ero costruito un’identità senza programma, senza mai riconoscermi in niente se non nelle persone che sfilavano davanti al mio desiderio.”

Liliana Bellone presenta Il Libro di Letizia. Romanzo di Capri edito da Oèdipus. continua la storia di Sulle tracce di Elena, del 2018, in cui si racconta l’incredibile vita di Elena Hosmann, argentina. Letizia Cerio de Álvarez de Toledo, figlia di Edwin ed Elena, è una donna colta ed elegante, che frequenta salotti e centri culturali tra Capri, Parigi, Buenos Aires, pittrice, giornalista, disegnatrice di tele ed arredi. In questo romanzo confluiscono e si sviluppano non solo le trame familiari, ma anche le strategie narrative di una letteratura che si muove agilmente tra la realtà e la finzione, la scrittura saggistica e quella creativa.

“Il colore della ripartenza? Me lo immagino verde, ha raccontato la scrittrice e giornalista Daria Bignardi prima di ricevere il bagno di folla a largo Barbuti. 

Oggi faccio azzurroedito da Mondadoriil suo ultimo e settimo romanzo, in cui muove con maestria i suoi protagonisti in una storia di amore e di mancanze, di separazione e di luce. L’amore perduto e la vita da ritrovare, guardando il cielo: Galla ha perso il suo grande amore, il marito Doug, che l’ha lasciata improvvisamente dopo vent’anni di vita insieme. Si sente colpevole per questo, colpevole di essere stata abbandonata, responsabile del proprio stesso dolore e delle mancanze che l’hanno generato. Un giorno entrata per caso in un museo che ospita una mostra di Gabriele Münter, artista tedesca che fece parte del gruppo del Cavaliere Azzurro con Vasilij Kandinskij, Galla viene colpita profondamente dalla visione dei suoi quadri così pieni di colore e di gioia. Ne viene ipnotizzata.

Nella stanza c’erano solo due ragazzi francesi in pantaloni corti che studiavano i dipinti su vetro appesi alle pareti. Mi ero voltata da ogni parte per capire da dove arrivava la voce e l’avevo sentita di nuovo. «Mi chiamo Gabriele, come l’arcangelo» aveva detto, «ma qui in Germania è un nome da donna. Il tuo invece che razza di nome è?»

Dice la Bignardi: Il dolore passato è passato, lascia le cicatrici ma anche il sollievo di esserne usciti. Visto da fuori, fa l’autore con i suoi personaggi, può essere anche comico, ma mentre lo si vive è insopportabile. Non é mai un buon momento per lasciarsi”

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Un romanzo di formazione Io e Mr Wilder, edito da Feltrinelli, quello di Jonathan Coe, ospite in streaming all’atrio del Duomo, uno dei più formidabili autori britannici, capace di raccontare sentimenti, generazioni, vita privata e vita pubblica, scrivendo per tessere l’autobiografia di tutti .Coe si racconta:

Era il 1975, quando vidi il suo film La vita privata di Sherlock Holmes in Tv. Avevo quattordici anni. L’ho guardato perché ero un fan di Sherlock Holmes, non perché fossi un fan di Billy Wilder. Non avevo mai sentito parlare di Billy. Poi ho iniziato a pensare tra me e me: questo è meglio di Conan Doyle. Wilder aveva ricreato un perfetto Sherlock Holmes. C’era la storia ma aveva aggiunto tanto altro: umorismo, soprattutto, ma anche una vena di malinconia che trovavo molto attraente. Anche la colonna sonora, di Miklos Rozsa, era così bella!”. 

Il suo libro è un atto d’amore per il cinema, oltre che per un suo protagonista Billy Wilder, che in sé stesso rappresenta Hollywood, la celebrità, il genio, ma anche il Novecento, il nazismo, la Shoah, la fuga di tanti verso l’America.

Incontro con Giuseppe Catozzella che presenta il suo romanzo Italiana edito da Mondadori, che dice:

Ci sono i personaggi storici che vengono citati sui libri di testo come i punti cardine degli avvenimenti di una Nazione, e poi ci sono i tanti – innumerevoli – volti che la Storia invece l’hanno fatta lottando nel buio e nel silenzio. Senza di loro oggi noi non saremmo quelli che siamo.”

Maria Oliverio, meglio conosciuta come Ciccilla, è uno di questi volti che hanno combattuto per liberare tutti noi, ed è la protagonista del romanzo. La storia di questa donna rappresenta l’altra faccia dell’Unità d’Italia, spesso dimenticata. Insieme a lei si sogna, si soffre, si provano grandi delusioni e momenti di rabbia. Il coinvolgimento è totale per chi ha conosciuto grandi ideali e ha lottato per questi, oltre ogni confine regionale o nazionale.

“Volevamo fare un’Italia unita per davvero. Un’Italia che doveva trovare la sua unità nell’uguaglianza dei braccianti e del popolo, da nord a sud e non in una guerra infame che ha trattato la parte conquistata come Cristoforo Colombo ha trattato gli indiani. Volevamo scegliere di essere italiani.”

Piera Carlomagno, giornalista e scrittrice di gialli presenta Nero Lucano edito da Solferino: una Matera invernale e inquietante, di straordinario fascino tra tempeste e gravine, fa da sfondo a una corsa contro il tempo sulle tracce di un serial killer implacabile. Il magico Sud e le sue donne forti, dai Sassi di Matera alle vie dei calanchi e alla Val d’Agri dei pozzi di petrolio e delle pale eoliche, la convivenza tra il senso dell’arcaico e l’anelito alla modernità sono il contesto, in una Basilicata invernale e inquietante di tempeste e gravine, in cui si snoda la fitta trama gialla di Nero lucano.

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Emozione e responsabilità: sono queste le parole chiave che usa per raccontarsi Camilla Boniardi, autrice di Per tutto il resto dei miei sbagli edito da Mondadori. Conosciuta come Camihawke su Instagram, è una content creator seguita da 1,2 milioni di persone ed il suo primo romanzo è un bestseller.

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Ho provato emozione e responsabilità nel tentare di regalare al mio pubblico un lieto fine – ha detto – Ed è emozionante pensare come alla fine la vita privata ci accomuna tutti. L’amore è declinato in forme simili ed è sempre bello sentire che è la storia di ognuno di noi”.

 E’ amata da molti giovanissimi, che sicuramente troveranno nel suo romanzo d’esordio tantissimi punti in comune con le proprie esperienze personali. Ritroviamo un po’ di Jane Austen e un po’ di Sally Rooney nel racconto di Marta, che parla d’amore senza mai dimenticarsi della realtà, dove, mentre ondeggiano tra lacrime e sorrisi, i personaggi si abbandonano a profonde riflessioni e a coinvolgenti momenti di autoanalisi.

Gianni Solla presenta il romanzo Tempesta Madre edito da Einaudi: la madre è il centro di tutto, di tutti i suoi perché e delle mancate risposte, avere in dono una madre “che ti piove dentro come una tempesta, che ti allaga e riempie, che non ti concede tregua, che ti carica come una molla e ti lancia come un boomerang, in attesa dei continui ritorni e di nuovi cieli da fendere, con tutto l’amore disperato di cui una donna è capace quando è disperatamente infelice. Jacopo è un bambino che ascolta Cajkovskij, scrive poesie “mature” sulla carta gialla delle braciole, nella cella frigorifera della macelleria di suo padre, che forse sogna di vestirsi da supereroe a Carnevale e non metter più baffetti da Hitler, vive la sua infanzia tra la Napoli bene e il Rione delle Mosche, dentro ha un mondo troppo vasto per contenerlo interamente.Un romanzo che si fa poesia e che accarezza il cuore, che ci insegna che Tutti i grandi sono stati bambini ma non è vero che solo in pochi se lo ricordano. Lo ricordano tutti e a volte serve soprattutto per diventare adulti diversi, adulti migliori.