Oltre la musica

INTERFERENZE

a cura di GIOVANNA FERRO

Di tutte le arti la musica è quella più capace di evocare emozioni.

Che sia gioia, commozione, serenità, eccitamento, malinconia, nessuna emozione è assente dalla tavolozza della musica, e non vi è nessuno che non abbia provato uno speciale sentimento all’ascolto di uno speciale brano.

La musica rievoca i ricordi e questi, a loro volta evocano le emozioni. Sono i ricordi più che la musica a suscitare l’emozione.Essa ha la capacità di evocare potenti risposte emotive negli ascoltatori; questa capacità è universale. Può succedere di ascoltare della musica che inevitabilmente ci riconduce ad un evento significativo vissuto in passato: ciò può innescare in noi un’esperienza emotiva molto profonda, la sensazione non è nella musica, ma in ciò che ricorda. 

Ma una musica può evocare emozioni anche quando la sentiamo per la prima volta: le evoca “per come è”, non perché già legata a nostre precedenti esperienze.

La relazione tra musica ed emozioni è molto importante.

L’emozione è una energia ancestrale e naturalmente “primitiva” come può esserlo l’onda del mare, paragonabile all’onda del “mare interiore” dell’uomo. Le emozioni rappresentano, quindi, un livello primordiale più vicino ai centri delle energie del profondo, proprio perché più “primitivo” e non razionale, ma non per questo non intelligente, anzi, depositario di una intelligenza non mediata ed intuitiva che spesso sorprende la razionalità.

Caricare una parola di emozione e di significato equivale a renderla vicina alla musica e quindi di dotarla di potenzialità vibratoria in grado di far vibrare i Chakra e di armonizzare l’essere umano durante il movimento delle energie interiori. Con il suono e le vibrazioni, pertanto, siamo in grado di raggiungere le componenti emozionali più profonde.

La musica può attivare le aree del cervello tipicamente associate alle emozioni e sembra che molti degli aspetti positivi che la musica ha sulle persone (concentrazione, rilassamento…) siano dovute proprio a questa influenza.

Ricorriamo alla musica in moltissimi momenti, che sia di forma consapevole o inconsapevole.

La musica può modificare i nostri ritmi fisiologici, alterare il nostro stato emotivo ed essere in grado di cambiare il nostro atteggiamento mentale, apportando pace e armonia al nostro spirito.

 Il ritmo può avere un potente effetto sul movimento, perché il sistema uditivo ha una ricca connessione con i sistemi motori del cervello. Queste connessioni aiutano a spiegare perché la musica ci fa spesso venire voglia di ballare e perché sentiamo una naturale inclinazione a muoverci a ritmo.

La musica esercita una potente influenza sull’essere umano a tutti i livelli.

La musica è l’arte che è più vicina alle lacrime e alla memoria.” Oscar Wilde

L’ascolto di musica, unitamente alla scelta dei brani da ascoltare, ha suscitato l’interesse degli studiosi, che negli ultimi anni si sono occupati degli effetti causati dalla scelta di specifici brani, e del motivo per il quale si scelgono alcuni brani piuttosto che altri.

Le persone infatti, usano strategie differenti per la scelta musicale e tale scelta dipenderebbe in primo luogo dagli obiettivi che ogni individuo si pone per giustificare la propria scelta.
Se l’interesse per l’elaborazione cerebrale della musica affascina i neuroscienziati da oltre un secolo, è solo nell’ultimo decennio che l’argomento è diventato un ambito di studio intenso e sistematico, e questo perché in ambito neuroscientifico ci si è resi conto che la musica offre un’opportunità unica per comprendere meglio l’organizzazione del cervello umano, sollevando quesiti importanti su una varietà di funzioni cognitive complesse: essa rappresenta, infatti, un prezioso strumento di indagine non soltanto per i sistemi uditivi e motori coinvolti nella percezione e nella produzione musicale, ma anche per le interazioni multisensoriali, la memoria, l’apprendimento, l’attenzione, la progettualità, la creatività e le emozioni.

Ci sono musiche che non hanno bisogno di parole per trasmettere emozioni, in cui le note degli strumenti bastano e avanzano per dare vita a melodie capaci di incantare chiunque le ascolti.

Non bisogna però pensare che un musicista possa manipolare le emozioni umane. La relazione che c’è fra cervello e musica rimane un argomento molto complesso e personale, alcuni brani possono avere effetti molto diversi tra ascoltatore e ascoltatore.

La musica per l’armonia e il ritmo è una scienza dei fenomeni d’amore” Platone

Quando si guarda un film si provano delle sensazioni ed emozioni, spesso queste vengono attivate grazie alla colonna sonora:

_Ennio Morricone – C’era una volta in America

La colonna sonora di C’era una volta in America, film del 1984, è considerata il capolavoro assoluto di Morricone. La pellicola è considerata, sia dalla critica che dal pubblico, una delle più belle di sempre. Ennio compose le musiche molto tempo prima dell’inizio delle riprese, per cui gli attori spesso giravano con la colonna sonora in sottofondo.

_Ennio Morricone – Nuovo Cinema Paradiso

Datato 1989, Nuovo Cinema Paradiso vede la collaborazione tra Morricone e Giuseppe Tornatore. La pellicola ha vinto l’Oscar come miglior film straniero e il Grand Prix Speciale della Giuria al 43° Festival di Cannes. Le musiche, invece, si aggiudicarono un David di Donatello, un BAFTA e il Prix Fondation Sacem al Festival di Cannes.

Quando la musica classica scatena emozioni differenti:

La prima versione di questo delicato brano fu scritta per pianoforte, ma la seconda, per orchestra da camera, è di gran lunga la più nota. La condotta melodica, nobile e trattenuta, affida al timbro dolce ora del corno, ora del flauto, ora dell’oboe, il compito di comunicarci un sentimento di dolore tenero e senza enfasi; mentre l’armonia tersa e vagamente arcaicizzante evidenzia tratti già fortemente caratterizzati.

Il titolo si riferisce all’idea di descrivere “una pavana/danza che una piccola principessa(infanta) può aver ballato in tempi passati presso la corte spagnola

_Maurice Ravel – Pavane pour une infante défunte

La prima versione di questo delicato brano fu scritta per pianoforte, ma la seconda, per orchestra da camera, è di gran lunga la più nota. La condotta melodica, nobile e trattenuta, affida al timbro dolce ora del corno, ora del flauto, ora dell’oboe, il compito di comunicarci un sentimento di dolore tenero e senza enfasi; mentre l’armonia tersa e vagamente arcaicizzante evidenzia tratti già fortemente caratterizzati.

Il titolo si riferisce all’idea di descrivere “una pavana/danza che una piccola principessa(infanta) può aver ballato in tempi passati presso la corte spagnola

_Modest Mussorgskij – Una notte sul Monte Calvo, per Orchestra https://www.youtube.com/watch?v=zKP7F3p18SU

Mussorgskij stesso indica il “programma” di questo poema sinfonico, che si ispira al sabba delle streghe: “Suoni sotterranei di voci soprannaturali – Apparizioni degli spiriti dell’oscurità seguito da quelli di Satana – Glorificazione di Satana e celebrazione della messa nera – Il sabba delle streghe – Al culmine dell’orgia la campana della chiesa di un villaggio suona e disperde gli spiriti dell’oscurità – L’alba

_Dmitrij Shostakovic -Suite per Orchestra Jazz n. 2

E’ una composizione che noi oggi conosciamo nell’orchestrazione del compositore e musicologo inglese Gerard McBurney del 2000. Fu composta ed eseguita a Mosca nel 1938 per la neonata Orchestra Jazz Nazionale Sovietica, diretta da Wiktor Knuschewitzki. Nel tragico trambusto della seconda guerra mondiale, la partitura andò perduta, ma una sua riduzione per pianoforte fu riscoperta nel 1999 da Manashir Yakubov. Solo tre movimenti della suite furono ricostruiti e orchestrati da Gerard McBurney, ed eseguiti per la prima volta a Londra il 9 settembre del 2000 dalla BBC Symphony Orchestra sotto la direzione di Andrew Davis.

Sino ad anni recenti, un’altra suite di Shostakovic, articolata in otto movimenti, è stata erroneamente identificata e registraome la Jazz Suite n. 2. Quest’opera è ora correttamente nota come laSuite per orchestra di varietà, il cui “Valzer n. 2” è stato reso celebre dalla colonna sonora del film di Stanley Kubrick.

Dal 2008 la sinfonia è anche utilizzata come colonna sonora ufficiale del Giffoni Film Festival.

Quando la musica e le immagini evocano dolore:

_Henryk Mikolaj Gòrecki (1933-2010) – Sinfonia n.3


Probabilmente la musica più carica di emozioni mai scritta.
Ogni movimento include un Soprano che canta testi sulla guerra e sulla separazione. Ma è il secondo movimento che davvero emerge, qui il testo è preso da scarabocchi trovati su un muro di una cella della Gestapo durante la seconda guerra mondiale e, come si può immaginare, è qualcosa di straziante anche se l’autore lo rende in modo così trascendentale da lasciare stupefatti.

Non basta questo post per raccontare tutta la musica, tutti i generi musicali, ma avrò tempo e modo per farne ascoltare altre di meravigliose.

La musica trasmette a ciascuno significati diversi e a volte può comunicare cose diverse in momenti diversi ad una stessa persona.” Daniel Barenboim

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